"Tutto ciò che doveva essere fatto è stato portato a termine nei modi giusti. La catena d’intervento ha funzionato alla perfezione". Giovanni Zinni, assessore con delega, tra le altre, alla Protezione civile, difende l’operato di competenza dell’amministrazione comunale per quanto accaduto domenica scorsa in occasione dell’incendio alla ditta ‘Magrì’. Le sue parole in consiglio comunale mentre a Camerano bruciava un altro capannone. Tornando a domenica, scongiurata la presenza di rischi pesanti per la salute pubblica sotto il profilo dei controlli ambientali, un dubbio è stato sollevato sotto questo profilo dalla consigliera comunale del Pd Mirella Giangiacomi: "Per fortuna abbiamo scoperto che i risultati dei campioni analizzati dall’Arpam hanno scongiurato la presenza sia di particelle di amianto disperse nell’aria che di diossine, ossia le preoccupazioni principali. Detto questo – ha sottolineato la Giangiacomi – osservando la mappa del territorio con l’applicazione della ‘zona rossa’ e della ‘zona gialla’, qualcosa forse non ha funzionato. In pratica è stato consentito ad alcune attività di riaprire prima che quei famosi risultati fossero noti e, ripeto, fortunatamente negativi". L’assessore Zinni ha spiegato l’andamento dei fatti in quella giornata: "Gli esperti hanno prima di tutto creato un sistema di monitoraggio della qualità dell’aria in riferimento alla direzione in cui soffiava il vento. A quel punto, subito dopo l’intervento da parte dei vigili del fuoco per domare le fiamme, un’unità di campionamento dell’atmosfera è stata posizionata in via Schiavoni, all’altezza dell’Unieuro da parte dell’Arpam; eravamo più o meno a 150 metri dal punto dell’incendio. Successivamente sono stati installati due campionatori automatici, uno per i metalli e le polveri sottili (IPA, Idrocaruburi, policiclici aromatici) e l’altro per le diossine. Il giorno successivo il vento ha cambiato direzione ed è stato necessario tracciare una linea entro cui garantire la sicurezza delle aziende presenti alla Baraccola. Subito, tuttavia, è emerso che non sussistevano rischi volatili, mentre le acque usate per lo spegnimento del rogo sono state convogliate verso le caditoie". Il responsabile della Protezione civile ha poi tirato le conclusioni: "L’unico nostro timore a livello di rischio ambientale era quello legato al tetto e al solaio dell’azienda con gli impianti – ha concluso Zinni – ma la presenza di amianto è stata esclusa. La qualità dell’aria, in generale, non ha espresso valori critici, detto questo attendiamo gli ulteriori aggiornamenti dall’Arpam".