L’acqua deve rimanere un bene comune. Questo il senso del sit-in di stamattina davanti alla sede del comune di Napoli, palazzo San Giacomo. Il coordinamento campano dei comitati per l’acqua pubblica e il comitato acqua pubblica Napoli si riuniscono in piazza Municipio per denunciare le ultime mosse dell’amministrazione partenopea guidata da Gaetano Manfredi. Sul tavolo la futura trasformazione dell’azienda che gestisce l’acquedotto di Napoli, Abc (Acqua bene comune), attualmente azienda speciale del comune, in una società per azioni a partecipazione completamente pubblica. La settimana scorsa, nella sede del comitato esecutivo dell’Ente idrico della Campania, che ha assegnato il contratto di gestione del servizio idrico all’Abc, il cambiamento giuridico è stato definito come «necessario e urgente».
La ragione sarebbe da ricercare nel Testo unico sui servizi pubblici del 2022. Secondo l’Antitrust, la presenza di questa legge imporrebbe un superamento della forma di azienda speciale all’occasione di un nuovo affidamento dell’Abc, il cui contratto scade nel 2027. Ma i comitati contestano questa lettura: «Non esiste alcun obbligo normativo», come chiarito da esperti giuristi e dall’interpretazione di una delibera della Corte dei conti emessa su un caso analogo nell’area Nord della città metropolitana di Napoli.













