Oltre agli Autoritratti, di Titina Maselli (1924-2005) abbiamo numerosi Ritratti dovuti a pittori di notevole fama da Toti Scialoja a Renzo Vespignani; da Gilles Aillaud a Piero Guccione. In un ritratto che le fece nel 1957 Gilles Aillaud allora ventinovenne (olio su tela, 146×89 cm, Roma, Collezione Brai-Maselli), in piedi davanti al pittore, vestita di bianco, il casco di capelli neri e una sciarpetta multicolore che le pende come una stola vediamo Titina Maselli in casa, mentre il suo gatto ha pensato di lasciare la scena e sta sparendo lento, a coda ritta, verso una stanza meno trafficata.

Dieci anni dopo, nel 1967, Piero Guccione (1935-2018) raffigura Titina in tre tele (ciascuna 92×109 cm) dal titolo Titina dipinge l’autoritratto – lapide I; lapide II; lapide III. Ha scritto Enzo Siciliano: «Titina Maselli è un modello frequente della pittura di Guccione. Ma Titina è anche una pittrice. Guccione in questo trittico, attraverso una trasmutazione inventiva, ha ispezionato il proprio soggetto, è intervenuto sul significato della pittura di lei. È un ritratto sul terreno della ‘pittura della pittura’, prendendo a pretesto Lapide (1965) della Maselli». Pittura della pittura. Proprio così. Guccione, nel ritrarre Titina che dipinge, pare adattarsi a una prova di imitazione e si mostra risoluto a cercare un suo agio nel ricorrere a certi stilemi propri, con tutta evidenza, della pittura di Maselli.