Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl Pnrr è stato una terapia d’urto per gli appalti. I tempi di affidamento si sono ridotti del 20,9% e fino al 56% nei piccoli cantieri, con 32 giorni risparmiati in media. Una spinta propulsiva che però ha ristretto la concorrenza (-17,8% di offerenti), premiando operatori più strutturati e conformi ai vincoli stringenti. I Comuni hanno reagito centralizzando le gare, mentre le microimprese hanno trovato nuovi spazi grazie agli affidamenti diretti.

A fare il punto sull’evoluzione degli appalti pubblici nella fase finale del Pnrr è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) nel «Rapporto sulla politica di bilancio – giugno 2026», evidenziando un’eredità a doppia faccia che, da un lato, può vantare una velocità burocratica mai vista prima, dall'altro, un mercato diventato molto più selettivo.

La riduzione dei tempi di affidamento e il record dei piccoli cantieri

L’aspetto più evidente di questo nuovo corso è la drastica riduzione dei tempi di affidamento dei lavori. Grazie a un'architettura basata sui risultati, le procedure del Piano hanno viaggiato il 20,9% più velocemente rispetto alle gare normali, permettendo di assegnare i lavori con un risparmio medio di circa 32 giorni nella fase di aggiudicazione. Il record si è registrato nei piccoli cantieri (sotto i 150.000 euro), dove i tempi sono letteralmente crollati del 56%.