CITTÁ DEL MESSICO. «La pelota vuelve a casa». Il pallone torna alle sue origini, ripetono con orgoglio i messicani, lo slogan è scritto sulle pettorine delle migliaia di volontari che accompagnano il Messico nell’inaugurazione della Coppa del Mondo edizione numero 23. Ai duemila e duecento metri di altezza di Città del Messico, il calcio ha scritto pagine memorabili, scolpito la storia e creato miti. José, un tifoso che si aggira avvolto in una bandiera, sprizza gioia per il biglietto che tiene in mano. È uscito di casa alle 5 del mattino per godersi ogni istante della giornata. Il Mondiale a “tre-teste” con Canada e Usa - 104 partite, 16 località, 1248 giocatori - parte ancora una volta nel catino di cemento dell’Estadio Azteca (terza volta) con una cerimonia in due frammenti: musica con Shakira che canta la colonna ufficiale “Dai Dai” e danza con 50 ballerini. Manà, popstar latina incendia lo stadio. Poi lo show fra colori e temi aztechi e della tradizione, fuochi di artificio e un gigantesca coppa del mondo che si staglia a centrocampo. Ruota tutto attorno a quel simbolo di unità nelle diversità, cuore che batte all’unisono in tre luoghi e si espande nelle comunità che godono e godranno lo spettacolo per 39 giorni. È l’auspicio di Gianni Infantino che mostra al mondo intero la celebre Coppa.
Shakira e il tripudio dell’Azteca: così è cominciato il Mondiale
Inaugurato il primo Mondiale della storia ospitato in 3 Paesi. Va in scena un’inaugurazione piena di orgoglio e illuminata dalle stelle della musica dove “Il p…
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