«H o annullato gli attacchi previsti per questa sera. Le discussioni e i punti finali» dell’accordo con l’Iran «sono stati approvati». L’annuncio di Donald Trump, repentino come nello stile del presidente Usa, rompe lo stallo diplomatico di una seconda giornata di raid sullo Stretto di Hormuz. Addirittura «data e luogo della forma saranno annunciati a breve», aggiunge il tycoon.La promessa di «colpire duro» per la terza notte nel Golfo Persico, era già sul tavolo. Dopo settimane di “stop and go”, la bilancia sembra pendere per una forte opzione diplomatica. La conferma ufficiosa, una mezz’ora dopo l’annuncio di Trump, viene da Axios : «Qatar e Iran hanno trovato l'accordo su un testo comune» riferiscono fonti vicine al negoziato che confermano un incontro tra l'inviato del Qatar Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi mercoledì fino a tarda notte per arrivare a una intesa. Le principali divergenze tra funzionari iraniani e i mediatori del Qatar sarebbero state risolte anche se, precisa sempre Axios , manca ancora l'approvazione finale della Guida suprema, Mojtaba Khamenei. L’agenzia semi ufficiale iraniana Fars gelava ogni entusiasmo: «L’Iran non ha approvato nessun memorandum». Ma se il testo proposto dall’Iran è stato accettato un accordo sarebbe «molto probabile». Qualcosa sembra muoversi se domani il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, scrive al-Arabiya , potrebbe essere in Pakistan.I punti dell’intesa, aveva precisato lo stesso leader della Casa Bianca, sono stati approvati da tutti i Paesi coinvolti: «inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri». Un lavoro negoziale, sotto la cortina di fumo della propaganda e i raid incrociati, che avrebbe raggiunto un primo punto fermo. O almeno questo sembra in attesa di una reazione ufficiale da Teheran mentre un alto funzionario di Israele si è detto «sorpreso» dalla decisone di Trump.Poche ore prima il Pentagono aveva promesso di «colpire duramente», proseguendo la rappresaglia per l’abbattimento martedì dell’elicottero Apache sulle acque di Hormuz. Nel mirino l’altra notte «strutture di sorveglianza» e «sistemi di comunicazione» iraniani. Colpita mercoledì notte la città portuale di Bandar Abbas e i quartieri Ovest di Teheran, mentre i media iraniani denunciano esplosioni su sull’isola di Kish e di Qeshm. Due feriti a Kargan.Secondo il New York Times gli Stati Uniti hanno colpito un impianto idrico vicino a Hormuz. L’azione, se deliberata, rappresenterebbe un crimine di guerra. Nel cuore della notte pure la risposta dei pasdaran che annunciano di aver lanciato droni contro le due basi in Kuwait e una base in Bahrein dove sarebbe stato colpito pure il quartier generale della Quinta flotta statunitense. Chiuso lo spazio aereo in Kuwait mentre missili sono lanciati contro una base aerea Usa in Giordania.La battaglia dei proclami, prima della sperata svolta negoziale, era invece sullo Stretto di Hormuz. «Sarà chiuso fino a nuovo avviso» annunciavano i pasdaran. In un «futuro non troppo lontano», minacciava il presidente Usa, «prenderemo l’isola di Kharg e altre infrastrutture petrolifere» assumendo il controllo totale dei loro mercati petroliferi e del gas «proprio come abbiamo con il Venezuela». Strategie sbagliate rischiano di «far esplodere i mercati» creando un «pantano senza fine» replicava il presidente del parlamento Ghalibaf. Forse tutto superato. Ora si aspetta la replica ufficiale della Guida suprema Khamenei.