Il prof. Diritto penale nell'Università degli Studi di Milano e pres. Ass. italiana professori di diritto penale, 'indizi diventano prove quando sono plurimi, gravi, precisi e concordanti'

Assolto dalla Corte d'Assise di Rimini dall'accusa di aver ucciso Pierina Paganelli mentre la procura aveva chiesto l'ergastolo: Louis Dassilva è uscito dal carcere, dove era rinchiuso dal luglio 2024. Così, mentre nei salotti tv i commentatori continuano a infervorarsi sul caso Garlasco, una nuova sentenza riaccende i riflettori sul 'processo indiziario' e sugli effetti dei processi mediatici. Il professore ordinario di Diritto penale nell'Università degli Studi di Milano e presidente dell'Associazione italiana dei professori di Diritto penale Gian Luigi Gatta, interpellato dall'Adnkronos, fa una premessa: "Il processo serve ad accertare fatti ed eventuali responsabilità, che richiedono l'esistenza di prove. La prova è il cuore del processo, dalla quale dipendono condanne o assoluzioni. E' un principio costituzionale: la prova si forma nel processo, davanti al giudice, nel contradditorio tra accusa e difesa. La legge prevede che, per pronunciare una condanna, la responsabilità dell'imputato deve essere accertata 'al di là di ogni ragionevole dubbio'. E' la regola Beyond any reasonable doubt (Bard) del processo accusatorio statunitense, importata vent'anni fa anche nel nostro codice. Le prove devono essere portate a fondamento della responsabilità e devono superare eventuali dubbi. Se residua anche solo un ragionevole dubbio sulla responsabilità dell'imputato, si impone l'assoluzione".