Cosa resta di noi quando togliamo ruoli, aspettative e doveri che non ci somigliano più? Daniel Lumera, biologo naturalista, autore bestseller, esperto a livello internazionale nell’area del benessere e della qualità della vita, torna a interrogare il lettore su una domanda che molti evitano finché possono. E lo fa con il suo ultimo libro, Scegli la tua vita (Solferino), un saggio che unisce filosofia indiana, psicologia contemporanea, spiritualità e neuroscienze per rispondere alla domanda più antica: chi sono e cosa sono venuto a fare in questa vita?
Il libro attraversa concetti come vocazione, crisi, identità, intelligenza spirituale e rapporto con l’IA, invitando il lettore a riconoscere ciò che è autentico e ciò che è soltanto adattamento, ruolo, automatismo. È una sorta di viaggio che porta al centro il concetto di svadharma, la “via naturale dell’essere”, e il modo in cui ciascuno può ritrovare la propria direzione in un contesto di precarietà che spesso disorienta e sovraccarica. Da qui nasce la prima domanda: come si riconosce concretamente la propria vocazione quando la vita sembra tirare in troppe direzioni?
“Ci sono quattro semplici regole. La prima è imparare a dire di no, con sincerità e umiltà per non ferire il nostro interlocutore e risparmiare quell’energia che altrimenti finirebbe in un qualcosa che non ci appartiene, ma esprime esigenze altrui- esordisce Lumera -. La seconda consiste nel dedicare il 3% della giornata a incarnare la propria verità, facendo ciò che ci dà gioia, ci viene bene fare e sentiamo dare senso alla nostra vita. La terza regola è rispettare le stagioni della propria esistenza: la semina, dove impariamo; la cura del raccolto, dove sperimentiamo e apriamo nuove vie; il raccolto stesso, in cui godiamo dei frutti e, condividendoli con gli altri, diffondiamo prosperità; il maggese, in cui si riposa e ci si rigenera. Siamo talmente disconnessi dai ritmi naturali, che non li riconosciamo più: molte persone, infatti, forzano di continuo le situazioni quando invece dovrebbero seminare o raccogliere, così come riposano nel momento sbagliato e perdono opportunità straordinarie. Il quarto consiglio è guardare alle persone che hanno trovato la propria vocazione, la cui sola presenza ispira gli altri. In un’epoca del fake, basata sul fare, sull’avere e sull’apparire, una persona che ha scoperto il senso profondo della propria vita è contagiosa, portatrice di ispirazione, benessere, verità”.







