L’Italia imposta la strategia sull’intelligenza artificiale puntando su università, ricerca e formazione come perno del sistema. Nel decreto di adeguamento all’AI Act il Mur guidato da Anna Maria Bernini rafforza il proprio ruolo nella costruzione dell’ecosistema nazionale, con un’impostazione che ribadisce come l’IA resti uno strumento al servizio dell’uomo
L’intelligenza artificiale non come soggetto autonomo, ma come strumento al servizio delle persone. È attorno a questa impostazione che il governo prova a costruire la propria architettura normativa sull’IA, inserendo università, ricerca e formazione al centro della strategia nazionale.
Una scelta che emerge con chiarezza dal decreto legislativo di adeguamento all’AI Act europeo approvato dal Consiglio dei ministri e che assegna al Ministero dell’Università e della Ricerca un ruolo di primo piano nella costruzione dell’ecosistema italiano dell’intelligenza artificiale.
Tre articoli, tre direttrici d’intervento e una filosofia di fondo che il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha sintetizzato senza lasciare spazio a equivoci: “L’IA è un oggetto d’uso, non un soggetto di diritto”.
“L’IA – prosegue Bernini – ha un cervello algoritmico ma a monte e a valle c’è sempre un programmatore umano, una intelligenza naturale. Da qui la scelta di investire soprattutto sul capitale umano e tecnologico, nella convinzione che la sfida non si vinca soltanto con le infrastrutture, ma con competenze diffuse e capacità di governo dell’innovazione”.










