Sono giorni strategici per l’Unibas che si prepara al passaggio di consegne tra il rettore uscente, Ignazio Mancini, ed il nuovo rettore che uscirà dalla sfida tra i professori Fabrizio Caccavale, direttore del Dipartimento di Scienze della Salute, e Francesco Panarelli, direttore del Dipartimento per l’innovazione umanistica, scientifica e sociale. I seggi si sono aperti ieri ed il primo spoglio è andato avanti sino a sera, ma al netto del risultato è evidente che, dai programmi presentati dai candidati, emerga la volontà di accompagnare l’Unibas sulla strada della crescita e dell’innovazione. Soprattutto se si considera che da qui al 2028 il 19% dell’organico del personale docente ed amministrativo, andrà in pensione.
“La prima azione che dobbiamo mettere in campo è un riesame profondo dello status quo della didattica e dei servizi agli studenti. Questo riesame dovrà considerare soprattutto aspetti culturali e metodologici..Si tratta di porre le basi di un processo di innovazione, di una nuova fase di progettazione della nostra offerta formativa, che dovrà svolgersi con vero spirito di cooperazione, sfruttando finalmente sinergie e complementarità” sottolinea il professore Caccavale nel suo programma evidenziando come “il dialogo con la comunità studentesca e, soprattutto, la capacità di ascolto delle loro istanze devono essere continui”. “Dobbiamo valorizzare ancor di più ciò che abbiamo per incrementare la quota di studenti provenienti da altre regioni italiane, europee e del bacino mediterraneo” viene spiegato ancora da Caccavale, mettendo in luce come rispetto alle università telematiche la sfida sia “di continuare a distinguerci come “università di prossimità”, che offre un rapporto docente-studente – in termini numerici e, soprattutto, umani – irriproducibile in una università telematica, offrendo contemporaneamente soluzioni per gli studenti con maggior difficoltà alla frequenza sistematica, come, ad esempio, gli studenti lavoratori o residenti in aree mal collegate. “Credo in una Università regionale e territoriale, che sappia superare il trito dualismo tra Potenza e Matera. Ed in un rapporto solido e costruttivo con la Regione Basilicata, punto di riferimento per un lavoro che sappia proiettarsi anche sul piano nazionale e internazionale” mette in luce nel suo programma il professore Panarelli che sostiene anche come “esistono corsi di studio in difficoltà, per i quali bisogna immaginare delle trasformazioni che li rendano più competitivi”.









