Privacy

Sicurezza

Una semplice verifica anti-bot rischia di trasformarsi in un requisito tecnologico preciso: possedere uno smartphone approvato da Google o Apple. È questa l’accusa lanciata da GrapheneOS contro le più recenti evoluzioni di reCAPTCHA, il sistema utilizzato da milioni di siti web per distinguere gli utenti reali dai meccanismi automatizzati.

Per oltre 20 anni i CAPTCHA hanno rappresentato una delle principali difese contro spam, registrazioni automatiche e attività fraudolente. Prima bastava riconoscere lettere distorte o selezionare alcune immagini; oggi, però, i modelli di intelligenza artificiale riescono a superare molte di queste verifiche. Secondo diverse stime del settore, i bot generano ormai una quota significativa del traffico Internet globale e una parte crescente di queste attività sfrutta tecnologie AI sempre più sofisticate.

Per rispondere a questa evoluzione, Google ha iniziato a introdurre all’interno della sua piattaforma Cloud Fraud Defense nuove verifiche basate sulla scansione di codici QR tramite dispositivi mobili compatibili. L’azienda sostiene che il coinvolgimento di uno smartphone fisico offra una prova più affidabile della presenza umana e renda economicamente meno sostenibili le campagne automatizzate su larga scala.