I gestori di F-Droid, store alternativo per Android dedicato alle app libere e open source, hanno scelto una parola pesante per descrivere la nuova verifica obbligatoria degli sviluppatori Android, annunciata da Google: malware. Non nel senso tecnico classico di codice progettato per rubare dati o prendere il controllo del dispositivo, ma come accusa politica e architetturale contro un componente che, secondo il progetto, potrebbe decidere quali applicazioni possono essere installate o eseguite sui dispositivi Android certificati.
Lo j’accuse pubblicato da F-Droid a inizio luglio 2026 ruota proprio attorno a questa provocazione: se un software lavora in background, arriva tramite un canale di sistema, non si può rimuovere facilmente e può bloccare programmi non approvati da un’autorità centrale, dove finisce la protezione e dove inizia il controllo?
Android, sideloading e il ruolo storico di F-Droid
Android ha costruito per anni una parte importante della sua identità sulla possibilità di installare applicazioni fuori dal Google Play Store, tramite file APK, repository indipendenti o store alternativi. F-Droid, attivo dal 2010, rappresenta una delle espressioni più note di questa tradizione: distribuisce software libero e open source per Android, ricompila molte app dai sorgenti e segnala agli utenti caratteristiche considerate indesiderate, come dipendenze proprietarie, tracciamento o funzioni anti-privacy.






