Identità digitale
Cloudflare prova a spostare la lotta ai bot da un modello basato su ostacoli visibili a un modello incentrato su segnali crittografici riutilizzabili. La novità si chiama Private Access Control Tokens, abbreviato in PACT, e nasce da una collaborazione con Mozilla, Google, Microsoft e Shopify. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: permettere ai siti Web di capire se una richiesta merita fiducia senza costringere l’utente a risolvere CAPTCHA, effettuare login superflui o consegnare dati a meccanismi di tracciamento.
Storicamente i gestori dei siti hanno distinto il traffico umano da quello automatico esaminando più informazioni: indirizzi IP, reputazione della rete, fingerprinting del browser, cookie, challenge JavaScript, CAPTCHA e analisi comportamentale. Funzionava abbastanza bene quando i bot avevano profili prevedibili: crawler dei motori di ricerca, spammer, scraper rumorosi, strumenti per credential stuffing o sistemi automatizzati che generavano picchi anomali
Oggi il quadro si è fatto molto più complesso: Cloudflare e diverse analisi di settore indicano che il traffico automatizzato ha superato quello umano. Secondo le dichiarazioni attribuite al CEO Matthew Prince, i bot si collocano intorno al 56% del traffico Internet, con picchi settimanali fino al 62%. Il sorpasso, che in precedenza Prince collocava verso la fine del 2027, sarebbe quindi arrivato con largo anticipo.










