Nessuno forse come Spielberg ci ha spiegato il desiderio umano di incontrare eventuali alieni: più che la paura, la possibile ostilità (di cui è piena la storia del cinema), a Spielberg interessa l’empatia che serve a un contatto simile, che è quella che manca oggi all’umanità, se è vero che stiamo andando allegramente verso un conflitto sempre più allargato, nella realtà e anche nella finzione di “Disclosure day”, ora in sala, quando le notizie di natura bellica invadono i notiziari televisivi.

Sotterraneo al mondo “raccontato” corre tuttavia una feroce battaglia tra un’agenzia para-governativa guidata da Noah (Colin Firth), che vuole mantenere il segreto su invasioni aliene e come siano state malvagiamente sedate, e alcuni suoi fuoriusciti, che al contrario vogliono fa conoscere al mondo la verità, a cominciare da Daniel Kellner (Josh O’Connor) a cui si unisce un’inattesa Margaret, che alla tv spiega se ci sarà sole o grandine (Emily Blunt, tra tutti la più brava) e che inizia a parlare varie lingue senza averle mai imparate (russo, coreano, alieno).

Summa e sintesi del verbo spielberghiano, non solo di fantascienza ma di tutto il suo cinema, “Disclosure day” (Il giorno della rivelazione) è un film stratificato, complesso e puntualmente affascinante, nel quale l’errore principale sarebbe riservare attenzione soprattutto alla “storia”, dove eventuali difetti e superficialità, magari nella scrittura di David Koepp (abbastanza sorprendente comunque farlo), lo porrebbero per molti nell’area delle delusioni. In realtà Spielberg firma l’ennesimo suo film straordinariamente bello, consapevolmente contemporaneo, portando audacemente il discorso, sull’occultamento e la manipolazione delle immagini (anche su quelle che oggi “non” si vogliono vedere), sul digitale, la cui mistificazione è elevata a codice, e sulla precarietà della parola (che non può bastare a capire), dove il linguaggio si fa quasi arma da usare all’occorrenza, in definitiva di come il Potere ostacoli ogni verità: non passino inosservate la notevole soggettiva iniziale della scarpa che schiaccia virtualmente la cinepresa e la distruzione del cellulare, oggi mezzo più diffuso di comunicazione.