Pochi, modesti consigli agli italiani che arrivano qui negli Stati Uniti per i Mondiali di calcio. Non occorre che vi portiate dietro il numero dell’avvocato di fiducia per farvi liberare dopo l’arresto all’aeroporto, per il solo fatto di aver detto tutto il male possibile di Donald Trump. (Lo facciamo anche noi, dalla mattina alla sera, e siamo ancora a piede libero per raccontarlo).

Troverete delle città mediamente sporche e male amministrate, talvolta camminerete su marciapiedi pieni di homeless. Evitate la tentazione di incolpare Trump “anche” di questo (ha già sulla coscienza la guerra in Iran e varie altre cose). In genere la situazione dell’ordine pubblico, la sicurezza, l’efficienza dei trasporti pubblici, il decoro, perfino tossicodipendenze e senzatetto, tutto questo dipende per lo più da sindaci e governatori perché siamo in un federalismo molto spinto. La Casa Bianca non ha competenza su molte cose che cattureranno la vostra attenzione. È così da 250 anni, l’autonomia dei governi locali è nel Dna delle origini.

Troverete un’America carissima, ma credo siate preparati allo choc dei prezzi. Noi no. Nel senso che il carovita continua ad essere un tema incandescente, e contribuisce al crollo di popolarità di Trump. Non che sia una novità. L’ultimo dato dell’inflazione al +4,2% è il massimo da tre anni, cioè equivale a quello che c’era a metà dell’amministrazione Biden. Non a caso i democratici persero l’elezione del novembre 2024 con Kamala Harris: l’economia era un suo punto debole. Oggi lo è per il successore di Biden, che ci aveva promesso meraviglie. Siamo scontenti, ma quando osservate certi prezzi allucinanti, non precipitatevi a confermare i vostri pregiudizi e stereotipi: l’America in declino, impoverita da un capitalismo selvaggio dove stanno bene solo Elon Musk, Jeff Bezos, Bill Gates e i loro amici miliardari. Questo teorema ha radici antiche in Europa. L’immagine “Far West del capitalismo” riecheggia da quando io ero bambino. L’idea che qui stanno bene solo i ricchi è accattivante – è incredibilmente consolatoria e autoassolutoria per gli europei penalizzati da decenni di stagnazione. Ma è falsa. Ecco un test che propongo spesso ai miei amici italiani in visita. Li porto in un locale molto caro. Non c’è bisogno di rovinarsi il portafoglio, tanto è “sold-out”. Ma essendo adiacente a una delle più celebri terrazze panoramiche di Manhattan, pagando il biglietto d’ingresso al rooftop si può sbirciare anche dentro il ristorante. A quel punto comincio il test: guardate l’età media dei clienti seduti a quei tavoli, poi guardate il listino prezzi. Il locale è strapieno a tutte le ore. Di giovani. Prevalgono loro, di gran lunga. Ecco: l’America è l’unico paese al mondo dove i ricchi sono così giovani e dove i giovani sono così ricchi. Se andate a San Francisco ve ne accorgete ancora di più, d’altronde a un esercito di ventenni californiani sta per arrivare addosso una pioggia di milioni con il collocamento in Borsa di SpaceX, OpenAI, Anthropic. Certo ci sono anche tanti giovani laureandi preoccupati che l’AI gli tolga lavoro; ma un bel po’ di trentenni sono ai comandi di startup o dipendenti strapagati di BigTech. Ma dall’aneddotica spicciola passo allo sguardo macroeconomico. Qui sotto vi propongo un’analisi documentata e precisa sulla situazione sociale. Redatta dall’American Enterprise Institute. È diventato quasi un luogo comune: il ceto medio si starebbe svuotando; gli americani sarebbero sempre più in difficoltà dal punto di vista economico, mentre una ristretta élite accumulerebbe ricchezze immense. Esiste perfino una sorta di "bollettino dell'ineguaglianza". Ci siamo convinti che molte famiglie non riescano più a realizzare il sogno della middle class americana come avevano fatto i loro genitori. Il tema è anche una miccia politica: sia democratici sia repubblicani sostengono di battersi per salvare la Middle America. Esiste però un altro modo, molto diverso e molto più positivo, attraverso cui il ceto medio può restringersi: quando tutti salgono di livello e diventano più benestanti. Una nazione può arricchirsi al punto che diminuiscano contemporaneamente il numero dei poveri, quello della classe operaia e perfino quello del ceto medio tradizionale. La narrazione dello "svuotamento" presuppone una definizione assai curiosa di progresso: secondo questa logica, se il reddito di tutti raddoppiasse, resterebbe invariata la quota di famiglie incapaci di raggiungere il ceto… medio. Questo modo di interpretare la realtà finisce per oscurare i progressi compiuti, perché confonde due fenomeni distinti: l'ineguaglianza e il tenore di vita. Sono questioni diverse. Abbiamo misurato le classi sociali utilizzando soglie di reddito costanti, corrette per l'inflazione. È vero: il "nucleo" del ceto medio si è ristretto. Ma si sono ridotte anche le categorie sottostanti: i poveri, i quasi poveri e la fascia inferiore della classe media. Nel 1979 il 36% delle famiglie americane apparteneva al ceto medio. A prima vista può sembrare inquietante che nel 2024 questa quota sia scesa al 31%. Diventa molto meno allarmante se si considera che, nello stesso periodo, la fascia medio-alta è cresciuta dal 10% al 31% delle famiglie. Parallelamente, la quota di americani che non raggiunge il livello del ceto medio, un tempo superiore alla metà della popolazione, è scesa al 35%. La classe media tradizionale si è ridotta perché molte famiglie hanno migliorato la propria condizione economica, non perché un numero crescente di persone sia rimasto indietro. Nello stesso tempo, è aumentata anche l'ineguaglianza. Più in alto si saliva nella scala dei redditi, più marcati risultavano i progressi. Non è dunque la storia di ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. È piuttosto la storia di una società in cui sia i ricchi sia i meno abbienti sono diventati più prosperi, anche se a velocità molto diverse. Una delle obiezioni rivolte a questa analisi riguarda il fatto che si basa sui redditi anziché sulla ricchezza patrimoniale. Il reddito rappresenta ciò che una persona guadagna in un anno; il patrimonio, invece, è dato dalle attività possedute al netto dei debiti. Tuttavia è aumentata anche la quota di famiglie il cui patrimonio le colloca nella fascia medio-alta, mentre è diminuita quella di coloro che restano al di sotto del livello medio. Aggiungendo i fattori demografici ed economici che potrebbero distorcere i dati – come il patrimonio accumulato dai baby boomer ormai anziani oppure l'aumento dell'indebitamento studentesco tra i giovani – il quadro generale resta sostanzialmente invariato. Se si esclude il debito universitario e si osservano le famiglie guidate da persone tra i 35 e i 54 anni, si vede ancora una volta crescere la fascia medio-alta e restringersi quelle meno abbienti. Certo, la crescita complessiva di redditi e patrimoni non ha beneficiato tutti nella stessa misura. La quota della ricchezza nazionale detenuta dal ceto medio è diminuita drasticamente: dal 24% del 1989 all'8% del 2022. Anche la classe medio-alta ha visto ridursi la propria quota, dal 50% al 39%. All'opposto, le famiglie più ricche hanno conosciuto un'espansione impressionante. Il gruppo più abbiente, che nel 2022 rappresentava appena il 3% delle famiglie americane, controllava il 53% della ricchezza complessiva, contro il 26% del 1989. L'enorme divario tra i più ricchi e il resto della popolazione non modifica però la conclusione di fondo: il ceto medio americano non è scomparso né si è svuotato. La crescita delle diseguaglianze, e gli eventuali effetti negativi che ne derivano, costituiscono una questione diversa da quella riguardante il destino economico delle famiglie a reddito medio. Senza dubbio il clima psicologico del paese è peggiorato. Gli indicatori sulla fiducia dei consumatori hanno toccato il livello più basso degli ultimi 74 anni. Si tratta di un fenomeno recente, legato all'aumento dei prezzi seguito alla pandemia. Inoltre, mentre il 49% degli americani giudica "cattiva" la situazione economica nazionale nei sondaggi Gallup, soltanto il 19% esprime lo stesso giudizio sulla propria situazione finanziaria personale. Un'altra indagine di lungo periodo, la General Social Survey, mostra che circa un americano su quattro si dichiarava insoddisfatto della propria condizione economica sia nel 1989 sia nel 2024. Ci si potrebbe aspettare che, con l'aumento di redditi e patrimoni, diminuisca il senso di insoddisfazione. Eppure le rilevazioni Gallup suggeriscono che la percezione delle proprie finanze cambia poco anche quando muta l'umore generale del paese. Gli individui sembrano adattarsi ai miglioramenti materiali, ricalibrando continuamente le proprie aspettative. Gli psicologi chiamano questo fenomeno "tapis roulant edonistico": qualunque sia il livello raggiunto, desideriamo sempre qualcosa di più. Oggi queste aspirazioni si scontrano con limiti concreti dell'offerta. Chi è diventato più benestante desidera mandare i figli nelle scuole migliori. Ma il numero delle "scuole migliori" non è aumentato, mentre le rette sono salite vertiginosamente. Allo stesso modo cresce la domanda di abitazioni più grandi e più confortevoli, ma il mercato immobiliare non riesce a soddisfarla. Politiche pubbliche più efficaci potrebbero attenuare molte delle difficoltà di accesso che il ceto medio sperimenta. Una conclusione resta difficile da contestare: l'innalzamento generale del livello di prosperità ha migliorato in modo significativo le condizioni di vita di gran parte della popolazione americana, anche se in misura diseguale. La marea crescente ha sollevato tutte le imbarcazioni. Non ha lasciato gli americani comuni arenati sulla riva.APPROFONDISCI CON IL PODCAST