Ben otto pentiti, tra cui l'ex boss Alessandro Giannelli da due mesi collaboratore di giustizia, hanno contribuito all'incriminazione di Ciro Pauciullo, 40 anni, a cui i carabinieri al termine di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno notificato ieri le accuse di omicidio premeditato e detenzione e porto illegale di arma da fuoco aggravati dal metodo e dall'agevolazione mafiosa nel carcere di Vibo Valentia, dove è detenuto. Pauciullo è ritenuto l'esecutore materiale dell'agguato a Rodolfo Zinco "o' gemello", avvenuto il 22 aprile 2015 a Fuorigrotta.
Proprio l'ex ras Giannelli ha dato la svolta decisiva all'inchiesta, raccontando di aver dato lui disposizioni ai sicari e di aver assistito all'omicidio. All'individuazione, i militari del Nucleo Investigativo Carabinieri di Napoli, sono giunti nell'ambito di indagini che si sono protratte dal 2017 al 2025 avvalendosi anche delle dichiarazioni di coloro che fecero parte del commando, alcuni dei quali diventati nel frattempo collaboratori di giustizia, come Alessandro Giannelli (mandante e partecipe dell'omicidio) e Gennaro Carra.
Secondo gli investigatori Zinco, tornato in libertà dopo essere stato per diversi anni in carcere, venne attirato in una trappola e assassinato con almeno 8 colpi di pistola calibro 9 (5 dei quali lo raggiunsero in parti vitali del corpo come la testa) su ordine di Giannelli, a capo dell'omonimo gruppo malavitoso, nell'ambito di una contrapposizione armata per il controllo del territorio: Zinco, infatti, dopo la scarcerazione aveva ripreso a gestire le attività criminali nel quartiere di Bagnoli, nella zona occidentale di Napoli.










