Un regno non può avere due re. È all’interno di questa logica che sarebbe maturato l’omicidio di Rodolfo Zinco “’o gemello”, pezzo da novanta della camorra flegrea ucciso il 22 aprile del 2015 a Coroglio. A distanza di undici anni da quel delitto eccellente e con un’inchiesta già approdata a condanne definitive, il cerchio delle indagini sembra non essere ancora del tutto chiuso. A fornire una nuova accelerazione al lavoro degli inquirenti è stato il boss di Cavalleggeri d’Aosta Alessandro Giannelli, da appena due mesi transitato tra le fila dei collaboratori di giustizia. L’ormai ex ras, che proprio per l’omicidio Zinco è stato condannato all’ergastolo, ha fornito il nome dell’esecutore materiale, il quarantenne Ciro Pauciullo, ieri mattina arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il 21 aprile scorso Giannelli ha reso un lungo interrogatorio ai pm della Dda di Napoli ammettendo le proprie responsabilità e tirando in ballo il presunto killer: «Per questo omicidio siamo stati condannati io, Maurizio Bitonto, Gennaro Carra e Patrizio Allard. L’esecutore materiale è stato Ciro Pauciullo. A casa mia prima dell’omicidio ci riunimmo io, Bitonto, Pauciullo e Allard. Sul luogo dell’omicidio io e Bitonto andammo con un T-Max bianco, Pauciullo e Allard andarono in auto». Quanto al movente, «fu determinato da parte mia dalla necessità di acquisire l’egemonia sul territorio di Cavalleggeri d’Aosta, Bagnoli e Agnano, del mercato della droga, di cui fino a quel momento dividevo la metà dei guadagni con Rodolfo Zinco».Insomma, Giannelli non sarebbe stato più intenzionato a scendere a patti con un alleato che, in un certo senso, stava diventando ingombrante per le proprie ambizioni criminali. Una circostanza che l’ormai ex boss conferma poi in un altro passaggio: «Un altro dei motivi per cui ritenni utile eliminare Zinco fu che una sua amante mi confidò che era intenzione di quest’ultimo uccidermi». Giannelli, grazie all’alleanza con i clan del rione Traiano, decise quindi di giocare d’anticipo. Pauciullo è infatti il nipote di Salvatore Cutolo, alias “Borotalco”, storico capozona della “44” di Soccavo. Le dichiarazioni del neo-pentito promettono però di non fermarsi qui: il cerchio attorno ai complici e ai retroscena della faida di Bagnoli potrebbe presto allargarsi ulteriormente.