Ordinanza di custodia cautelare per Ciro Pauciullo per l’omicidio di Rodolfo Zinco a Cavalleggeri nel 2015: l’agguato per permettere al gruppo Giannelli di prendere il controllo di Bagnoli.
Immagine di repertorio
Ad uccidere Rodolfo Zinco, nel 2015, sarebbe stato Ciro Pauciullo, legato alla camorra dal Rione Traiano. Una versione che era stata già fornita da Genny Carra, ex reggente del clan Cutolo, e che ora è nell'ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri nei confronti del 40enne, ritenuto killer per conto del clan di "Borotalco"; il provvedimento, emesso dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è per i reati di concorso in omicidio premeditato e detenzione e porto illegale di arma da fuoco aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.
L'omicidio avvenne il 22 aprile 2015 a Cavalleggeri, a quel tempo terreno di conquista per i gruppi criminali: con lo storico clan D'Ausilio ritenuto ai minimi termini, e con Massimiliano Esposito "lo Scognato" ancora detenuto, si stava facendo strada Alessandro Giannelli, alias "Sfarz", che, secondo le indagini, aveva intessuto una rete di contatti con diversi clan, tra cui quelli del Rione Traiano. Secondo le dichiarazioni fornite da Carra, diventato collaboratore di giustizia dopo l'arresto, l'omicidio di Zinco "il Gemello" sarebbe stato un passaggio fondamentale per prendere il controllo di Cavalleggeri e di Bagnoli. L'uomo sarebbe stato attirato in trappola proprio da "Sfarz" e a entrare in azione sarebbero stati due killer del clan Cutolo, mentre Carra li seguiva a distanza su uno scooter. Giannelli, che per l'omicidio Zinco sta scontando una condanna all'ergastolo definitiva, è di recente diventato collaboratore di giustizia.










