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Giacomo Valtolina

Il tempio dello swing chiude dopo 10 anni alla Bovisa, a seguito del fallimento delle trattative per mantenere l'attività nelle ex Cristallerie Livellara. In corso un dialogo tra la proprietà e la società di Manfredi Catella. La mobilitazione di artisti, lavoratori, politici e cittadini, capitanati dal cantautore Folco Orselli

Esplorando gli spazi dello Spirit de Milan, 12 giorni dopo la chiusura, tutto sembra essere sospeso. L’edera che avvolge quasi interamente le facciate interne della Livellara si muove con un filo di vento. I tavolini, i banconi, i lampadari appesi sono ancora lì, manca soltanto la gente. La comunità dello Spirit, colta di sorpresa. Che ha letto le notizie sui giornali, che ha mandato appelli, che si è offerta persino all’azionariato popolare.

Osservando i tremila metri quadrati dell’ex Spirit (su un’area totale di 13.500), risulta difficile immaginare la coesistenza del tempio dello swing con grandi progetti immobiliari come studentati o altro, se non con un piano ad hoc. Come quello che i gestori dello Spirit hanno sperato di trovare per mesi, o meglio anni, cercando investitori che prevedessero il mantenimento di una realtà socio-culturale sull’area, invece accantonati dalla proprietà al momento dell’intervento di Coima nelle scorse settimane. La società di Manfredi Catella — pur riconoscendo il valore del locale e dando oggi disponibilità al dialogo tra le parti proposto da Palazzo Marino — stava infatti trattando l’area «libera» dallo Spirit.