Nessun colpevole per la frana killer di Casamicciola. Nessuna responsabilità per la mancata adozione di un piano di emergenza o di protezione civile (che era imposto dal 2012 su scala nazionale), nessuna colpa per la mancata rimozione di case e ville abusive. Neppure un responsabile per l’assenza di in piano di bonifica dei terrazzi e solchi di un intero costone segnalato come a rischio. Sono queste le conclusioni di due pm della Procura di Napoli, in relazione a quanto accaduto a Casamicciola il 26 novembre del 2022. Un dramma nazionale: 12 morti al termine di una alluvione, una colata di fango e detriti su un comune purtroppo non nuovo a questo tipo di scenario. A distanza di quattro anni dal disastro, arriva la doccia fredda sulle aspettative di una intera comunità.

Gli inquirenti Sono i pm Stella Castaldo e Mario Canale ad indirizzare al gip la richiesta di archiviazione del fascicolo, nonostante - appena pochi mesi fa - fossero stati iscritti nel registro degli indagati ben 14 tra sindaci e assessori. Si tratta della seconda richiesta di archiviazione da parte degli stessi magistrati, dal momento che una prima istanza era stata indirizzata meno di due anni fa, quando il fascicolo era ancora aperto contro ignoti. Era stato il gip Nicola Marrone a rigettare la prima istanza della Procura, spingendo a svolgere verifiche su precise responsabilità amministrative e gestionali da parte di chi aveva il dovere di allestire dei piani di emergenza o di contrasto al dissesto idrogeologico.Ischia, svolta sulla frana indagati sindaci e tecnici: «Sotto accusa 14 nomi»Un dispositivo, quello del giudice, che ha prodotto una sorta di indagine bis, che però torna sul punto di partenza. In sintesi, lo scorso gennaio, sull’onda del provvedimento del gip, erano stati iscritti 14 indagati. Poi ci sono stati gli interrogatori o il deposito di memorie difensive, che hanno evidentemente convinto i pm: nessuna colpa, nessuna responsabilità amministrativa da parte di chi - dal 2012 al 2022 - aveva l’onere di difendere il territorio e i cittadini da abusi e scelleratezze. Ma è una partita che formalmente non è chiusa. Avvisati delle nuove conclusioni investigative, le parti offese hanno la possibilità di proporre motivi di opposizione nei confronti di questa archiviazione bis. In linea teorica, il gip potrebbe anche restituire gli atti ai pm per chiedere nuovi accertamenti, ma potrebbe anche procedere a svolgere una sorta di imputazione coatta. Scenario aperto, conviene soffermarsi sull’ultima mossa della Procura. Cosa ha determinato questo nuovo cambio di vedute? Per quale motivo, nel giro di pochi mesi, si è passati dall’archiviazione del fascicolo contro ignoti, alla definizione di accuse a carico di 14 indagati, per arrivare a una nuova marcia indietro? Le motivazioni Due le motivazioni, a leggere la richiesta di archiviazione bis: l’impossibilità da parte degli indagati di predisporre un piano di protezione civile, di fronte alla mancanza di tempo e di risorse economiche; l’impossibilità di contestare a sindaci o amministratori una responsabilità per le mancate demolizioni di case e strutture ritenute abusive. Partiamo da quest’ultimo punto: di manufatti bollati come abusivi a Casamicciola ce ne sono diverse, ma si tratta di vicende per le quali vanno sanzionati i singoli proprietari. In questo senso non si può colpevolizzare un amministratore che spesso, nel rivalersi contro un privato cittadino, non ha risorse per mettere in moto le ruspe e procedere alla demolizione. Torniamo invece al piano di protezione civile. Pochi mesi fa, il mancato allestimento di un programma capace di garantire evacuazione e contromosse di fronte a un evento climatico avverso era stato al centro di una precisa contestazione. Ora è probabile che i pm siano stati convinti dagli interrogatori difensivi: incarichi a tempo - quelli degli amministratori - poche risorse economiche, specie all’indomani del Covid. Potrebbero fare opposizione, il Comune di Casamicciola (rappresentato dal penalista Gennaro Tortora), ma anche associazioni di cittadini (difesi, tra gli altri, dal penalista Alfredo Sorge), la Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea) e il Codacons. L’ultima parola spetta sempre e comunque al giudice.