A Niscemi la terra si è mossa a gennaio. Ma per la Procura di Gela la frana comincia molto prima: nei lavori rimasti sulla carta, nei controlli che si sono persi per strada, nei milioni stanziati e mai trasformati in opere. Adesso quella ferita aperta nel territorio nisseno diventa un fascicolo giudiziario pesante, che chiama in causa tredici persone, compresi gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana. Sullo sfondo c’è una storia lunga quasi trent’anni fatta di allarmi, ordinanze, progetti incompiuti e responsabilità che, secondo gli inquirenti, non possono più restare senza nome.

I 13 indagati e il perimetro dell’inchiesta

L’inchiesta della Procura di Gela, aperta per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, punta a ricostruire che cosa sia accaduto tra il 2010 e il 2026 attorno al dissesto di Niscemi. Nel registro degli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani; gli ex capi della Protezione civile regionale Pietro Lo Monaco e Calogero Foti; l’attuale capo della Protezione civile Salvo Cocina; i dirigenti regionali Vincenzo Falgares e Salvo Lizio; i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano; e Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio.