Sulle panchine delle 48 squadre presenti al mondiale siedono personaggi che a volte sembrano usciti da un romanzo di Salgari, filibustieri e corsari, giramondo e figli delle stelle. Qualcuno è forse all’ultimo ballo tecnico di una carriera lunghissima, qualcuno al primo, qualcuno cerca una consacrazione, qualcuno vuole solo chiudere in bellezza.
La Francia sa già che Didier Deschamps lascerà l’incarico di ct dopo il mondiale (probabilmente a Zidane), e dopo 14 anni ricchi di soddisfazioni. Il Brasile invece ha già prolungato il contratto di Carlo Ancelotti, il tecnico più vincente del pianeta insieme a Pep Guardiola. Tutti e due correranno per vincere, come faranno De la Fuente con la Spagna, Scaloni con l’Argentina campione in carica, Tuchel da straniero a guidare l’Inghilterra, Nagelsmann con una Germania che cerca un rilancio per giustificare il detto ’il mondiale è quella cosa in cui tante squadre partono e alla fine una gioca contro la Germania in finale’.
Difficile pensare che possano cullare veri sogni di gloria i veterani come Marcelo Bielsa con l’Uruguay, Carlos Queiroz con il Ghana e Dick Advocaat, ancora in sella a 79 anni con Curaçao.
L’analisi geografica degli occupanti delle panchine dice che questa gara è vinta dagli argentini (6), seguiti dai francesi (5), dagli spagnoli (4). L’Italia ne schiera tre: oltre ad Ancelotti ci saranno Vincenzo Montella, che guida una Turchia di qualità pronta a diventare la sorpresa del torneo, e Fabio Cannavaro, chiamato a sorpresa sulla panchina dell’Uzbekistan a qualificazione già arrivata, forse perché dalle parti di Tashkent si ricordano benissimo chi alzò la coppa a Berlino venti anni fa. Ancelotti ha già partecipato a un mondiale come assistente di Sacchi nel 1994, poi ha vinto scudetti nei cinque campionati europei più importanti e cerca di interrompere un digiuno che in Brasile dura da 24 anni.












