Raya, Pedro Porro, Pubill, Garcia, Grimaldo, Zubimendi, Gavi, Merino, Ferran Torres, Olmo, Jeremi Pino. Un undici che incute timore, certo con pochi eguali a livello internazionale, se si considerano classe ed esperienza. Peccato che si tratti del primo che ci è saltato in mente pescando a caso solo dalla panchina della Spagna.
La ‘Roja’ si presenta a questi Mondiali con un bagaglio di talento abbagliante. E con un’abbondanza di interpreti semplicemente letale, in una vetrina planetaria del calcio che in questa edizione non solo dovrà fare i conti con temperature critiche, ma anche con l’impegno aggiuntivo dei sedicesimi di finale. Chi arriverà in fondo dovrà giocare otto partite in quaranta giorni, roba da fachiri.
L’elaborato studio di Goldman Sachs ha stabilito che sono proprio gli iberici i favoriti del torneo, col 26% di possibilità di alzare il trofeo. Ma basta un po’ di conoscenza calcistica per giungere alla stessa valutazione. Due anni fa, la Spagna ha trionfato agli Europei (per molti esperti assai più difficili da vincere dei Mondiali, dato il livello medio delle partecipanti...), e se la Nations, l’anno scorso, ha riservato la beffa della sconfitta ai rigori col Portogallo, va pure rimarcato che nelle qualificazioni a Usa-Canada-Messico 2026 la selezione del ct De la Fuente ha strabiliato con cinque vittorie e un pari: con la Turchia di Montella, per altro battuta per 6-0 a domicilio nella prima delle due sfide. Ventuno i gol fatti in sei gare, solo due quelli subiti.













