Ho capito la questione della patrimoniale parlando con una ragazza di romanzi rosa (in neolingua: romance). La ragazza mi stava spiegando che il romance era la ragione per cui era andata, il mese scorso, al Salone del libro di Torino.
Io annuivo pensando fortissimo a Wanna Marchi. Le avevo viste, al Salone, le indicazioni per il (chiedo scusa per le brutte parole) pop-up romance, ma non avevo approfondito cosa fosse. Era il trionfo di ciò che vuole il mercato: libri per lettrici semianalfabete che, invece di comprarsi gli Harmony all’edicola del mare come facevamo noialtre a dodici anni, si comprano a venticinque quelli che chiamano pretenziosamente romance e vanno a farseli autografare dalle autrici.
Ma lo sai, mi diceva la ragazza, che ci sono quelle che arrivano coi trolley? Lo sapevo, me l’avevano raccontato anni fa quando avevo scritto di non ricordo quale di queste autrici di romanzi rosa e nutrici di analfabetismo che hanno lettrici assatanate che arrivano con l’opera omnia per le foto e le dediche.
Ma mi par di capire, leggendo in ritardo sulla pagina del sito del Salone che informava le visitatrici (femminile sovresteso) circa le condizioni di accesso, che sia stato necessario arginare i trolley. «Quanti libri posso farmi autografare ad [sic] ogni firmacopie?», chiedeva la frequently asked question. «Potrai portare con te un massimo di 2 libri a [sic] ogni meet&greet a cui parteciperai», risponde il Salone, nell’evidente speranza che la domandatrice impari dalla risposta a non adoperare l’eufonica nella domanda.













