Il ghosting è il tema del primo appuntamento di questa nuova rubrica, creata per dare voce a chi ha amato troppo, a chi si è illuso, a chi ha creduto nelle promesse, nelle attese, nei ritorni. Ma anche a chi, dopo una delusione, ha dovuto imparare a raccogliere i pezzi di sé e ricominciare, dando nuova fiducia all’Amore. Racconteremo le storie che voi lettori ci affiderete: storie vere, imperfette, a volte dolorose, altre volte dolcissime. Perché l’amore, oggi più che mai, è qualcosa che si attraversa senza istruzioni. Ci si prova, si sbaglia, ci si perde, si resta. E spesso la parte più difficile è proprio capire come continuare a credere nei sentimenti dopo essere stati feriti. Questa rubrica è per voi, illusi e disillusi: uno spazio intimo, sincero, in cui riconoscersi. Perché le delusioni lasciano segni profondi, è vero, ma insegnano anche qualcosa su ciò che siamo, su ciò che cerchiamo e soprattutto su ciò che meritiamo. E in fondo, anche nelle storie degli altri, finiamo sempre per ritrovare un pezzetto di noi.
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“Luca è come quei libri che finiscono senza un finale vero. Che ti lasciano con una sensazione sospesa, un’irritazione sottile, quasi fisica, perché vorresti poter sfogliare un’ultima pagina, per trovare una risposta che invece non arriverà mai. Lui è stato questo: un punto interrogativo doloroso, sparito da un giorno all’altro senza spiegazioni, senza una litigata, senza nemmeno il coraggio di un addio. Solo silenzio. E poi il vuoto. Ho trentacinque anni, vivo a Roma e lavoro in un centro estetico. Ero single quando ci siamo conosciuti, su un’app di dating. Era quello un periodo della mia vita in cui avevo smesso di aspettarmi grandi cose dagli uomini conosciuti online e invece Luca, all’inizio, era riuscito a sorprendermi. Viveva a Milano e le nostre giornate passavano dentro lo schermo di un telefono: messaggi appena svegli, vocali rubati durante la pausa pranzo, telefonate lunghissime alla sera. A poco a poco ascoltare la sua voce – anche solo con un vocale - era diventata un’abitudine rassicurante. Di quelle che non ti sconvolgono subito, ma si infilano piano nella tua quotidianità fino a sembrarti indispensabili. Era il mio buongiorno e la mia buonanotte. E io, senza quasi accorgermene, avevo iniziato ad aspettarlo. Con lui parlavo di tutto. Delle mie insicurezze, della fatica di certi giorni, delle cose leggere e di quelle più difficili da raccontare. E lui faceva lo stesso. O almeno così credevo. Mi sembrava presente, attento, coinvolto. Insomma, uno di quegli uomini che ti fanno abbassare le difese perché sembrano sinceri nel modo più semplice possibile.






