Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiDurante la pandemia il telelavoro è stato presentato come una sorta di frontiera inevitabile del progresso. Chiunque avanzava dubbi veniva spesso guardato come un nostalgico del cartellino e della scrivania. Sembrava che il futuro fosse già scritto: meno uffici, meno spostamenti, più produttività, più felicità. Una vera e propria sbornia collettiva, alimentata dall'emergenza sanitaria ma trasformata rapidamente in ideologia. A distanza di qualche anno, però, la realtà si è incaricata di riportare tutti con i piedi per terra.
Il lavoro da remoto ha certamente vantaggi: riduce i tempi di pendolarismo, offre maggiore flessibilità e consente di conciliare meglio alcuni impegni familiari. Nessuno lo nega. Ma proprio perché il dibattito è stato per troppo tempo dominato dall'entusiasmo acritico, oggi vale la pena ricordare anche l’altra faccia della medaglia. Il lavoro non è soltanto produzione di reddito. È anche una dimensione sociale, un luogo di relazioni, di confronto, perfino di conflitto. In ufficio si costruiscono legami professionali e umani che nessuna piattaforma digitale può replicare integralmente. Le idee nascono spesso davanti a una macchinetta del caffè più che durante una riunione programmata.







