di
Carlo Rovelli
Il testo che pubblichiamo qui sotto è il primo di una serie che il fisico Carlo Rovelli dedica alla Cina. A metà strada tra il diario e la riflessione, le sei Cartoline dalla Cina offriranno uno sguardo inedito su un Paese in grande trasformazione
A me la Cina sembra una Napoli con un miliardo di abitanti. Una marea di persone molto umane, caciarone, familiari. Il piacere di mangiare assieme, ridere insieme, sentirsi amici. Mi sento più a casa qui che in Nord Europa o in Giappone. Fra i miei studenti, quelli con cui la confidenza è facile, l’amicizia stretta, ora sono cinesi. Di diverso dall’Italia c’è l’aria ordinata, indaffarata e ottimista. E tutto che funziona. Gente presa da questioni concrete, non persa negli ininterrotti lamenti e mugugni del nostro Paese.
Quando ero ragazzo la Cina era lontana, sconosciuta, misteriosa. La prima volta a Pechino sembrava ancora un mondo alieno. Più biciclette che auto. Ora fa l’impressione di arrivare nel futuro. O in città venendo dal paesello. Un grande Paese prospero, immenso, efficiente. Un mio studente cinese in visita a Verona poco tempo fa rideva per il fatto di ritrovarla eguale a come l’aveva vista dieci anni prima: «In Cina tutto cambia rapidamente!» mi diceva. Come nell’Italia degli anni Sessanta. Ma per un miliardo di esseri umani.






