di

Carlo Rovelli

Il testo che pubblichiamo qui sotto è il secondo di una serie che il fisico Carlo Rovelli dedica alla Cina. A metà strada tra il diario e la riflessione, le sei Cartoline dalla Cina offriranno uno sguardo inedito su un Paese in grande trasformazione

Campus dell’università. Sera. Ci attardiamo a parlare per strada con un gruppetto di giovani. Uno critica il sistema con rabbia («Il peggio del capitalismo e il peggio del comunismo insieme!»). Ma non per la mancanza di democrazia o libertà. È perché il sistema per lui non è abbastanza socialista: cita indignato l’ammontare delle pensioni statali troppo basse ai contadini delle zone povere. Altri non sono d’accordo. Si discute. Il discorso cade sulle proteste di Tienanmen del 1989. Deplorano a voce alta la repressione che ne è seguita, discutono su come la protesta abbia influito su equilibri nel Partito e scelte politiche. Uno sostiene che abbia accelerato la liberalizzazione economica degli anni Novanta. Lamentano la nuova difficoltà di trovare lavori qualificati, qualche anno fa non era così; uno critica la nomenklatura alta del Partito: i «principini», discendenti dei compagni di Mao Zedong nella Lunga Marcia, una ristretta aristocrazia che tiene in mano le redini del grande Partito. Parlano per strada, senza timore.