Quello di Fabio Massimo Parenti, La Cina non si Usa, edizioni Dedalo, 2026, è un libro che va letto assolutamente per liberarsi dell’effetto intelligenticida delle boiate sparate a getto continuo da media e politicanti mainstream, e non solo sulla Cina, un argomento centrale per il nostro futuro e quello dell’umanità nel suo complesso.

Il libro procede a comparare, in modo estremamente puntuale e avvincente, il sistema cinese e quello statunitense, a partire dai rispettivi fondamenti filosofici (“Confucio contro Hobbes”) e dinamiche ideologico-politiche (“sovranità, sviluppo e ordine” contro “dominio, espansione e crisi”). Parenti introduce anche numerosi spunti di interesse che ci riguardano da vicino, per esempio quando osserva che il problema non sono i “re”, ovvero le figure di vertice tipo Trump, per quanto inquietanti siano le caratteristiche individuali del soggetto in questione o di altri, ma il sistema che li produce. La questione infatti si riduce in ultima analisi alla scelta fra capitalismo e socialismo.

Un monito a tutti coloro che, anche “a sinistra”, nel tentativo di ovviare alla loro strutturale assenza di comprensione e di proposta, ritengono risolto il problema scimmiottando il ben più radicato e significativo movimento statunitense “No Kings. Al contrario di quanto ritengono costoro non vi può essere equidistanza tra Cina e Occidente.