Nove anni dopo la storica sentenza che ha riconosciuto il fiume Atrato come un «soggetto di diritti», il degrado ambientale sembra addirittura peggiorato in maniera esponenziale. Stiamo parlando della Colombia e del Rio Atrato, che non è semplicemente un «fiume sporco», ma un’infrastruttura criminale per l’estrazione dell’oro. In Colombia, in particolare nella zona Choco e Bolivar, l’87% dello sfruttamento aurifero produce quasi il 40% delle emissioni di tutto il Paese, senza considerare che fra i 10 e i 15 milioni di persone impiegate nelle miniere, ci sono anche 5 milioni di bambini.
IL FIUME ATRATO È UN CASO DIMENTICATO eppure gravissimo, poiché oltre a essere utile per il reperimento dell’oro, è anche un posto densamente popolato, in cui le comunità locali prendono acqua per bere e per lavarsi, ammalandosi senza saperlo. Siamo quindi davanti a un caso criminoso, dove l’estrazione dell’oro scarica mercurio in dosi altamente contaminanti, senza considerare quello che, almeno in teoria, avrebbe stabilito, già da tempo, la legge del Paese. Chi controlla? Nessuno. E quindi ci sono non solo acque visibilmente torbide, ma anche pesci contaminati. La Colombia, pur riuscendo a riconoscere l’intero bacino come «persona giuridica», non è mai riuscita davvero a impedirne gli affari illeciti. Come noto agli esperti, in quell’area viene utilizzato tanto mercurio perché è il modo più semplice per amalgamare l’oro. Questa massiccia presenza di mercurio entra nella catena alimentare, facendo pagare i suoi effetti ai bambini, ai pescatori e al resto degli indigeni residenti lungo le sponde del fiume.









