Pubblicato il: 09/06/2026 – 6:59
di Mariateresa Ripolo
ROMA «Nel riciclaggio nel settore degli idrocarburi, la criminalità organizzata per poter mettere in atto questa strategia ha la necessità di costituire delle società filtro». A emergere, nel corso del processo con rito ordinario iniziato a Roma, scaturito dalla maxi inchiesta “Assedio”, sono i dettagli di un sistema ben collaudato e capace di unire mala romana, ‘ndrangheta e Camorra. A supporto delle indagini ci sono conversazioni che fotografano una realtà criminale dove la Capitale si conferma il terreno d’elezione per i grandi investimenti delle mafie. È questo il cuore pulsante dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, un’indagine che nel luglio 2024 ha scoperchiato un vero e proprio network economico, al centro del quale gli inquirenti hanno individuato in Alberto Coppola e Piero Monti i principali organizzatori delle operazioni di riciclaggio, portate a termine insieme ai fratelli Pezzella e con la costante intermediazione di Roberto Macori.Le indagini, avviate nel 2018, hanno squarciato il velo su una vera e propria centrale del riciclaggio radicata a Roma ma capace di estendere i propri tentacoli in tutta Italia, forte di un sistematico ricorso alla capacità intimidatoria del metodo mafioso. A fare da pilastro al sistema era un legame strettissimo, di vera e propria subordinazione, con i vertici della Camorra e della ’ndrangheta.








