Sulla Zes unica, l’infrastruttura immateriale più rivoluzionaria del Paese per citare le parole del Capo del Dipartimento Sud di Palazzo Chigi Giosy Romano, ora sono anche i governi stranieri a muoversi. Quello della Romania, ad esempio. A Bucarest, come è emerso dall’incontro a Palazzo Chigi di una delegazione dell’Ufficio per la Licenza Industriale guidata dal direttore generale Ionut-Mihai Radoi con il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra, piace soprattutto l’effetto semplificazione che fa della Zes unica un modello quasi senza precedenti in Europa.

E analoga attenzione si è registrata ieri in un incontro presso l’Istituto italiano di cultura di New York della Camera di Commercio italo-statunitense, organizzato dalla Fondazione Magna Grecia, per approfondire il tema degli investimenti in Italia (Sbarra collegato da Roma). Insomma, l’Italia che sta stupendo i suoi partner internazionali per avere trovato un antidoto efficace all’eccesso di burocratizzazione, almeno al capitolo investimenti delle imprese, sembra in grado di rafforzare questa sua visione e soprattutto di accrescere l’attrazione di capitali stranieri. Non a caso sempre ieri, intervenendo all’assemblea di Confcommercio, la premier Giorgia Meloni ha ribadito che il governo sta lavorando per estendere la Zes a tutto il territorio nazionale, almeno per la semplificazione. Meloni ha ricordato che l’ultima legge di bilancio «ha garantito stabilità e continuità alla Zona economica speciale unica per il Sud, che sta dando ottimi risultati», sottolineando che «oggi valutiamo di estendere a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte di semplificazione che è fondamentale». Lo scenario La Zes unica “attuale” di sicuro continua ad avere numeri record. L’altra sera al Forum PA di Roma il capo della segreteria tecnica di Sbarra, Giuseppe Di Giacomo Pepe, e il dirigente di Palazzo Chigi Lorenzo Armentano, hanno aggiornato a 1365 le autorizzazioni uniche rilasciate finora, confermando che il trend non conosce pause. E soprattutto che il dialogo con le imprese si è ulteriormente arricchito anche nella fase preliminare all’avvio della richiesta di semplificazione. Lo ha sottolineato lo stesso Sbarra nell’incontro con la delegazione romena: «L’esperienza della Zes Unica Mezzogiorno dimostra come semplificazione, rapidità decisionale e visione strategica possano diventare leve decisive per lo sviluppo dei territori».Il modello funziona, insiste il sottosegretario, e dopo l’avvio del Dipartimento Sud i suoi margini operativi sembrano destinati ad allargarsi ancora. «L’obiettivo della Zes Unica è contribuire a ridurre i divari economici e produttivi, creando un contesto più favorevole all’attività economica, capace di attrarre nuovi investimenti, rafforzare il tessuto produttivo locale e sostenere la crescita dell’occupazione. I risultati ottenuti confermano la validità di questa scelta: dall’avvio della Zes Unica l’impatto economico complessivo è stato pari a 55 miliardi con 60.000 ricadute occupazionali», sottolinea Sbarra. Che aggiunge: «Dopo aver costruito un ecosistema più favorevole agli investimenti, riteniamo che si stia aprendo una nuova fase. Vogliamo rafforzare ulteriormente la proiezione internazionale del Mezzogiorno, valorizzando la Zes Unica come piattaforma di connessione tra il sistema produttivo italiano e i mercati internazionali». Dice il deputato di Caserta della Lega Giampiero Zinzi: «È giusto che la politica sia unanime nel dire che sarebbe corretto replicare, anche lì dove oggi non sono previste misure per la semplificazione, un buon modello simbolo del rilancio del Mezzogiorno».