«Attaccheremo l’Iran in maniera molto forte». Il presidente americano Donald Trump lo ha detto nello Studio Ovale ricevendo la stampa. Ha giustificato la potenziale offensiva spiegando che «Hanno abbattuto il nostro elicottero». Il tycoon ha poi rivendicato gli sforzi diplomatici della sua amministrazione, sottolineando di aver lavorato per un mese a una nuova intesa con Teheran che ritiene molto buona, poiché «non gli consentirà di aver l'arma nucleare». A tal proposito, ha precisato: "Vogliamo un accordo significativo, non come quello di Barak Hussein Obama, quello apriva la strada all’arma nucleare". Trump ha inoltre minacciato di poter colpire nuovamente le infrastrutture del Paese mediorientale, pur chiarendo: "Ma non lo dirò pubblicamente". Secondo l'inquilino della Casa Bianca, la leadership iraniana «ha pensato fossimo cretini» e, lamentando la mancanza di collaborazione, ha concluso: «Gli ho dato più tempo per un accordo ma loro continuano a cincischiare».
La reazione di Teheran alle dichiarazioni americane non si è fatta attendere. Citato dall’agenzia Tasnim, il portavoce dello Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane ha replicato affermando che «Ogni volta che Trump ha parlato, ha ricevuto in risposta un sonoro schiaffo dall’Iran». Il funzionario ha poi rincarato la dose dichiarando che «Gli Stati Uniti non sono più una superpotenza; il mondo ha visto la forza dell’Iran», per poi citare le parole dell’ayatollah Ali Khamenei, il leader supremo ucciso dai raid israelo-statunitensi lo scorso 28 febbraio, secondo il quale «il nostro popolo è stato chiamato a una missione». Il portavoce ha quindi assicurato che «I nemici di questo popolo saranno certamente sconfitti». Anche il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha risposto indirettamente al tycoon attraverso un messaggio su X, scrivendo che «Le infrastrutture critiche sono le arterie vitali della vita delle persone. La minaccia di prenderle di mira, dalle reti di trasporto all’industria elettrica e idrica, non è una dimostrazione di forza ma un segno di disperazione di fronte alla volontà di una nazione». Ha infine garantito che «L'Iran, facendo affidamento sulla conoscenza e sulle capacità dei suoi specialisti, sull'unità nazionale e sulla solidarietà, rimarrà saldo di fronte a qualsiasi pressione e minaccia».













