Sullo stesso argomento:
a
"Gli Stati Uniti colpiranno duramente l'Iran (di cui già la Marina, l'aeronautica, i radar, i sistemi di difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state distrutte!)". E' la roboante minaccia del presidente Donald Trump in un post sul social Truth, all'indomani di nuovi scambi di attacchi con Teheran, "intensificati" - come aveva spiegato il tycoon - per costringere la Repubblica islamica ad accettare il piano di pace con le condizioni israelo-statunitensi. Nel suo post Trump continua avvertendo che "in un futuro non troppo lontano, prenderemo il controllo dell'isola di Kharg e di altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d'America".
Trump annuncia l'offensiva: "Attaccheremo con forza, l'Iran firmi l'accordo"
A gennaio gli Stati Uniti hanno bombardato Caracas e sequestrato il presidente Nicolas Maduro, prendendo il controllo delle risorse petrolifere di uno dei principali produttori di greggio al mondo. Anche l'Iran è tra i massimi produttori: con questo post, Trump non solo conferma le analisi di chi, in questi mesi, vedeva nell'attacco all'Iran "un nuovo Iraq" per ottenere le risorse petrolifere del Paese ma va nuovamente a modificare le motivazioni della guerra lanciata con Israele il 28 febbraio, senza l'autorizzazione del Congresso né dei Paesi Nato. Se in un primo momento si era parlato di "cambiare regime" per liberare la popolazione oppressa e riportare la democrazia poi il nodo è diventato il programma nucleare e ora, infine, la gestione delle risorse energetiche.












