Non solo Sinner. Il tennis italiano vive la sua età dell'oro e il movimento si arricchisce del 'fenomeno Cobolli'. Protagonista e trascinatore degli azzurri nell'ultima Coppa Davis vinta, un titolo già portato a casa quest'anno (Acapulco) e altre due finali disputate. La prima a Monaco e soprattutto a Parigi, la prima di uno Slam. La vittoria e' andata a Zverev, ma i cinque set hanno comunque incoronato Cobolli, da lunedì in top ten e pronto ora alla stagione sull'erba, dove deve difendere i quarti di finale giocati contro Novak Djokovic dello scorso anno a Wimbledon. Prima dell'All England Club, però, un veloce passaggio a Roma per qualche ora di relax, uno shooting fotografico con un suo sponsor e un po' di allenamento sui campi del Tc Parioli che lo hanno visto crescere.

Ad attenderlo al circolo c'erano tutti - soci, amici, parenti - e quando alle 13.15 ha fatto il suo ingresso sulla terrazza per il brindisi organizzato per celebrarlo, la standing ovation è stata simile a quella del Philippe Chatrier. E' ormai un punto fermo del tennis internazionale eppure sul suo volto si legge ancora quell'imbarazzo nel fare la passerella tra quanti c'erano per omaggiarlo. "L'ultima volta qui al Parioli era subito dopo la Davis vinta - dice Cobolli salutando i presenti -. A Parigi è stato fatto un altro grande risultato non solo per me ma per il tennis italiano. Sono contento poi che ci sia sempre il nome del Parioli quando vado in giro: è bello sia per me che per voi".