Dopo i rapporti con Israele, la sicurezza in città. Ormai non passa settimana senza che il sindaco di Milano Beppe Sala non perda pezzi in maggioranza, che sia sotto forma di voti sui provvedimenti in aula o di sconfessioni pubbliche. L’ultima grana arriva dalla ricette presentate dal sindaco sulla movida milanese, rispedite indietro da parte del Pd con parole degne dell’opposizione: “Quello del sindaco è pressappochismo, manca una visione e peggiora il problema della sicurezza”.
Non il modo migliore per chiudere la consiliatura, visto che Sala ambisce a una candidatura nazionale e più volte si è detto disponibile a fare la sua parte in una eventuale gamba centrista della coalizione di centrosinistra. La sua immagine però non esce certo bene da questo logoramento. La scorsa settimana parte della maggioranza lo aveva criticato per la mancata sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, chiesta a gran voce dalla sinistra dopo le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Ieri, in Consiglio comunale, l’ultimo inciampo. La giunta ha presentato una delibera con forti limitazioni alla movida, in parte riprendendo le misure dello scorso anno ma integrandole con alcune ulteriori strette. Per esempio, fino a novembre il Comune ha individuato 12 quartieri in cui negozi e distributori automatici non potranno vendere alcolici dalle 22 alle 6 del mattino. I bar dovranno fermare l’asporto a mezzanotte, mentre i dehors si potranno tenere aperti solo fino all’1 (le 2 nel week end), per evitare il troppo chiasso. Visti anche alcune beghe giudiziarie avviate dalle proteste dei cittadini, la zona Lazzaretto-Melzo vedrà invece restrizioni ancora più severe: una su tutte, divieto di asporto dalle 22 in poi di cibi e bevande, siano alcoliche o no, per tutte le attività.









