La diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer), tanto a livello europeo – come documenta la Corte dei conti Ue – quanto nazionale, ha incontrato più difficoltà del previsto. Il recente report di Legambiente Energia Condivisa: costruire comunità per un futuro 100% rinnovabile fotografa un’evoluzione positiva, ma ancora frenata da ostacoli normativi e regolatori. Secondo i dati Gse aggiornati a dicembre 2025, in Italia le configurazioni di autoconsumo sono 1.561, in aumento di quasi il 40% rispetto a settembre. Le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano la quota principale, con 904 realtà, 94.962 kW complessivi distribuiti su 1.429 impianti e 8.653 utenti coinvolti.

La distanza dagli obiettivi resta però ampia. A fronte dei 5 GW di potenza incentivabile da realizzare entro il 2027 previsti dal decreto Cer, a fine 2025 l’Italia risulta aver realizzato negli ultimi cinque anni appena 115 MW, pari a circa il 2,3% del target. Anche la discrepanza tra i dati disponibili – al Forum QualEnergia di dicembre si parlava di 1.127 comunità energetiche totali – mostra quanto sia ancora complesso circoscrivere con precisione il fenomeno.

Adesso però dalla Commissione Ue è arrivata un’apertura legata alla crisi energetica in corso per la guerra in Medio Oriente, col mondo ecologista che chiede al Governo Meloni di cogliere l’occasione. Nei giorni scorsi, l’Ue ha infatti dato il via libera all’introduzione di deroghe e flessibilità sui vincoli del Patto di stabilità per aiutare famiglie e imprese ad affrontare la crisi energetica. Nello specifico, la proposta prevede la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino «la resilienza strutturale del sistema energetico» con «un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell'arco dei 3 anni».