di
Enrico Marro
La relazione della presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Cavallari, critica la progressività delle tasse che pesa su dipendenti e pensionati con la flat tax solo per gli autonomi
La guerra in Medio Oriente causerà una minor crescita del Pil di 3 decimi di punto nel 2026 e di 4 decimi nel 2027 e una maggior inflazione di 1,4 punti percentuali quest’anno e 1,1 nel 2027. Lo dice il Rapporto sulla politica di Bilancio presentato dalla presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari. Dopo che nel 2025 il Prodotto interno lordo è aumentato solo dello 0,5%, «un ritmo inferiore a quello dell’area dell’euro per il secondo anno di seguito», nel 2026 dovrebbe salire sempre dello 0,5% (leggermente sotto lo 0,6% fissato dal governo nel Documento di finanza pubblica) e nel 2027 dello 0,6% (come nel Dfp). L’inflazione, invece, salirebbe al 3% quest’anno nello scenario base (contro il 2,4% nel Dfp), al 3,5% in caso di guerra prolungata.
Fisco iniquoL’Upb ribadisce poi che il profilo della spesa pubblica è al limite del percorso raccomandato dalla commissione Ue e che il rialzo della spesa per interessi sul debito pubblico, cui contribuirà il prevedibile aumento dei tassi, riducono il margine di manovra del governo. Per questo è necessario mirare bene gli interventi di politica economica, scegliendo con cura le priorità, sottolinea Cavallari. La presidente è molto critica sul sistema fiscale, che per via della progressività da un lato, che pesa soprattutto sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni, e della flat tax dall’altro, concessa dal governo agli autonomi, «accentua le disparità di trattamento» mentre l’evasione colloca l’Italia ai livelli «tra i più bassi nella Ue» per fedeltà fiscale. «Permangono - dice Cavallari - livelli elevati di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione, specialmente per le amministrazioni locali, e ampi margini di miglioramento nell’analisi del rischio di evasione». La presidente auspica anche un riordino degli incentivi per le imprese, «selezionando gli investimenti meritevoli di agevolazione» e favorendo la concentrazione degli stessi nei settori strategici. «Meccanismi basati su maggiorazioni degli ammortamenti tendono a favorire imprese già redditizie, lasciando in posizione meno vantaggiosa le start-up e le imprese innovative», osserva Cavallari.







