Milano, 12 giu. (askanews) – Crescita debole, inflazione in risalita nel 2026 e rischio Medio Oriente al centro dello scenario. È il quadro delineato dalla Banca d’Italia nelle nuove proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana, elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema.
Secondo via Nazionale, il Pil aumenterà dello 0,5% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. Sull’attività pesano l’indebolimento della domanda interna, frenata dal rincaro dell’energia, e l’aumento dell’incertezza geopolitica. Rispetto alle proiezioni di aprile, le stime di crescita sono state riviste marginalmente al ribasso nel 2027 e al rialzo nel 2028. Le stime non includono la revisione al rialzo dei conti nazionali diffusa dall’Istat il 29 maggio: tenendone conto, a parità di condizioni, la crescita 2026 salirebbe allo 0,6%.
La spesa delle famiglie dovrebbe indebolirsi dalla seconda metà dell’anno, per poi riacquistare vigore nel 2028. Gli investimenti risentiranno di incertezza, domanda più debole e aumento dei costi di finanziamento, ma continueranno a beneficiare della transizione digitale ed energetica e del completamento del Pnrr.
Le esportazioni resteranno moderate nel 2026, frenate dall’indebolimento degli scambi internazionali e dal passato apprezzamento dell’euro, per poi accelerare nel biennio successivo. Il saldo corrente scenderebbe allo 0,5% del Pil quest’anno, soprattutto per l’ampliamento del disavanzo energetico, prima di tornare poco sopra l’1% nel 2027-28. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione armonizzata è prevista al 3,1% nella media del 2026, dall’1,6% del 2025, per poi tornare al 2% nel 2027 e all’1,9% nel 2028. Al netto di energia e alimentari, resterà intorno al 2% lungo l’intero triennio.






