What the wounds are telling us (“Cosa ci dicono le ferite”), l’inchiesta di Maud Effting e Willem Feenstra pubblicata dal quotidiano olandese de Volkskrant, ha vinto il Distinguished Reporting Award dell’European Press Prize 2026. Attraverso testimonianze mediche e documentazione clinica, i due giornalisti hanno ricostruito 114 casi di bambini e bambine sotto i 15 anni colpiti da un singolo proiettile alla testa o al petto nella Striscia di Gaza: secondo i medici intervistati e gli esperti consultati, la regolarità di quel tipo di ferite indica colpi mirati, non lesioni casuali.
La giuria del premio ha definito l’inchiesta “un progetto molto rigoroso”, soprattutto in un contesto in cui l’accesso indipendente a Gaza è quasi impossibile. L’European Press Prize ha pubblicato anche una versione inglese, leggermente abbreviata, del lavoro, senza immagini né grafica; il testo originale, avverte il premio, contiene immagini e contenuti espliciti.
L’inchiesta si apre con il racconto di Feroze Sidhwa, chirurgo traumatologo statunitense, al suo primo giorno all’European Hospital di Gaza nel marzo 2024. In terapia intensiva vede due bambini, poi altri due, tutti con la testa fasciata, collegati ai ventilatori, il resto del corpo intatto. Alla domanda su cosa sia successo, un’infermiera gli indica la testa e dice: “Spari”. In 48 ore, nello stesso piccolo ospedale, Sidhwa trova quattro bambini con ferite d’arma da fuoco alla testa. Nei 13 giorni successivi ne vedrà altri nove con ferite singole alla testa o al petto.






