Due mesi dopo il cessate il fuoco a Gaza, il 10 dicembre del 2025, un ragazzo di 16 anni del campo di Jabalia viene ucciso colpi di arma da fuoco e poi subisce un ultimo indicibile insulto: un carro armato israeliano passa sopra il suo corpo mutilandolo. È uno dei tanti casi riportati nell’ultimo dossier della Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, in cui l’organismo accusa nuovamente Israele di “genocidio, crimini contro l’umanità e di guerra nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania“. Secondo gli investigatori l’esercito di Tel Aviv ha preso di mira in maniera deliberata i bambini palestinesi. E lo fa tuttora: nel documento si sottolinea come l’uccisione e il ferimento di minori sia continuato anche nei mesi successivi alla tregua di ottobre
Già a settembre dello scorso anno la stessa Commissione, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2021, aveva pubblicato uno studio intitolato Analisi legale della condotta di Israele a Gaza ai sensi della Convenzione sul genocidio” in cui sosteneva che le strategie di guerra messe in atto dall’esercito israeliano miravano a “uccidere il maggior numero possibile di palestinesi” anche attraverso “la distruzione della loro capacità riproduttiva“. Concludendo quindi che Israele aveva commesso genocidio dei confronti dei palestinesi della Striscia. In questo nuovo report, le accuse si concentrano in particolare sull’infanzia cancellata.










