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Con i ballottaggi delle amministrative di domenica e lunedì s’è concluso l’ultimo importante turno elettorale del 2026, e ora, a meno di eventi clamorosi, ci attendono almeno nove o dieci mesi senza elezioni di rilievo, un periodo insolitamente lungo per gli standard della politica italiana. Le prossime importanti scadenze elettorali saranno nella primavera del 2027, e saranno decisive: tra metà aprile e metà maggio si voterà in molte delle principali città italiane, ma una data certa ancora non c’è.

Si dovrà scegliere il nuovo sindaco di Roma, di Milano, e di altri cinque capoluoghi di regione: Bologna, Napoli, Torino, Trieste e L’Aquila. E poi ancora Novara, Varese, Rimini, Grosseto, Latina, Benevento, molto probabilmente Caserta. Solo restando ai comuni più importanti, verranno coinvolti potenzialmente circa 5 milioni e mezzo di elettori ed elettrici. Ma al di là dei numeri, la rilevanza delle città coinvolte da nord a sud darà al voto un inevitabile peso politico nazionale.

È probabile che quel voto verrà visto dai partiti e dai media come una sorta di prova generale delle elezioni politiche, previste nell’autunno del 2027. Ci sono buone ragioni per vederla così: dalle amministrative di primavera si capiranno i meccanismi elettorali che verosimilmente si rifletteranno anche sul voto per eleggere i parlamentari e, indirettamente, il governo del paese. Probabilmente, appunto, perché in realtà c’è anche un altro scenario che viene considerato da politici e osservatori molto probabile: e cioè che il governo decida di propiziare una fine anticipata della legislatura, così da poter tenere le elezioni politiche prima o contemporaneamente a quelle amministrative.