MESTRE - C'è chi entra nell'appartamento che ha occupato dalla finestra del bagno, sul cui davanzale ha steso un asciugamano per non ferirsi con i cocci dei vetri che ha dovuto spaccare. C'è chi è riuscito a togliere un paio di viti dalle reti di metallo che bloccano le porte e a crearsi così, in un angolino accanto al pavimento, una via d'accesso. Sono poi decine i "passanti" che nemmeno hanno provato a impossessarsi di un alloggio, ma semplicemente hanno steso un materasso, pezzi di cartone o stracci nel vano scale, lungo i corridoi, nelle soffitte o nei sotterranei, rendendolo di fatto, quel metro quadrato, il loro posto. Una "stanza" di fortuna, ricavata tra gli escrementi di animali e umani arrivati lì prima di loro; tra i rifiuti, il sangue, le siringhe e le mosche.

«Siamo entrati in questo appartamento due settimane fa», dice un giovane nigeriano che vive al terzo piano della Nave assieme ad un connazionale. «Abbiamo l'acqua per fortuna, ma la corrente elettrica no. Non ci serve nulla da mangiare: per quello ci arrangiamo. Ci servirebbero però degli asciugami, dell'intimo, qualcosa per poterci lavare», dice, mentre mostra il modo in cui è ridotto l'appartamento in cui vive. Si entra dall'angolo in basso a sinistra della porta d'ingresso, rannicchiandosi fino a posare le mani sul pavimento, cosparso di una sostanza oleosa e scura, simile all'olio motore. Dentro la casa c'è anche una ragazza, stesa su un materasso marcito in più punti e coperto da qualche straccio. «Io non vivo qui con loro, sono solo di passaggio», spiega la donna, prima di chiedere se qualcuno può offrirle una sigaretta e prestarle un caricabatterie. Ai lati del materasso steso a terra ci sono mozziconi di sigarette, brandelli di carta stagnola bruciata, qualche vestito lercio, delle bottigliette di plastica usate e alcuni blister di pastiglie.