Aggredito a scuola dai genitori di una bambina. Pugni, calci – anche in faccia – e una sublussazione della spalla. «Arrivare a un tale disprezzo dell’autorità è qualcosa di impensabile. Ma purtroppo i casi sono in aumento». Marco Cesario, due anni fa, ha vissuto sulla sua pelle le ferite, ma anche «l’amarezza e l’incredulità» per un gesto così brutale. E quando la cronaca, sempre più spesso, consegna notizie di violenze nei confronti di insegnanti da parte di alunni o familiari, quel ricordo riaffiora. Oggi è dirigente scolastico a Manfredonia, nel Foggiano: ha lasciato Taranto dopo quanto accaduto nell'istituto comprensivo Europa- Alighieri e per avvicinarsi ai luoghi d’origine. Nato a Castellamare di Stabia, è stato alunno in scuole dove c’erano figli di camorristi. Ma mai nulla di simile. Oggi ha 53 anni e il mondo della scuola è molto cambiato.
Cosa ricorda di quel giorno?«Vidi una signora molto agitata che, sbattendo i pugni sul portone, chiedeva di entrare. Era contrariata per essere stata chiamata dalle insegnanti per il cambio indumenti alla piccola di 5 anni che non era riuscita a trattenere i suoi bisogni. Con calma, le spiegai che quello era il regolamento. Lei rispose che non gliene importava nulla. Evitai di proseguire la discussione perché era molto alterata. Dopo pochi minuti, arrivò il marito. Mi diede la mano e pensavo fosse per un chiarimento. Invece mi prese il polso e me lo girò. Pochi istanti e mi ritrovai a terra. Mi picchiarono entrambi. Riuscii a fuggire: avevo il maglione strappato ed ero insanguinato. Sono stato in convalescenza per alcuni mesi. Ho sporto anche denuncia, ma non ne ho saputo più nulla».








