La sfida è aperta. «Siamo pronti. Rimarremmo in gara per Monte dei Paschi di Siena se ci fosse una controfferta». Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, ha lanciato da 24 ore o poco più la proposta di Intesa Sanpaolo di Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio, ndr) in accordo con Unipol e la sua controllata Bper quando ribadisce e chiarisce su BloombergTv la sua determinazione a chiudere la partita a suo favore. Un'operazione da 30 miliardi e 600 milioni di euro con un premio del 12,5% sugli ultimi prezzi di Borsa, ovvero 3 miliardi messi sul tavolo. «Un'operazione di mercato», che «vuole creare valore per gli azionisti» e anche «l'unica reale» oggi per Mps, tanto per prendere le distanze dall'offerta di Banco Bpm definita più «una lettera d'amore». E non c'è dubbio per Messina che «sarà il prezzo a decidere l'esito della partita».
Messina: «In gara su Mps anche con una controfferta» Ecco perché il guanto di sfida è lanciato: «Se qualcuno può offrire più di quanto abbiamo fatto noi, la competizione è aperta», ribadisce il ceo. Ma attenzione: «Mettendo fin dall'inizio cash sul tavolo» vogliamo dire che «non intendiamo aggiungere soldi all'operazione», puntualizza lasciando zero margini, o quasi, a un rilancio in contanti. Il messaggio è chiaro: «Di solito si parte con un'operazione carta contro carta e poi si conclude il lavoro aggiungendo cash alla fine dell'operazione». Invece Intesa Sanpaolo ha deciso di «partire col cash e dire che gli azionisti Mps possono ricevere soldi per il buon lavoro» fatto nell'istituto. È «un chiaro punto di attenzione per tutte le altre banche che potrebbero prendere in considerazione di fare una controfferta. E questo perché mettere contanti nell'operazione significa che si è abbastanza forti in termini di capitale, in termini di dimensioni, da essere in grado di disporre di contanti nell'operazione». Un affare alla portata di pochi. Quanto alla reazione di mercato, i titoli in Borsa si stanno muovendo «considerando il nostro premio come quello corretto per questa operazione», aggiunge il ceo, convinto che il deal abbia «un'elevata probabilità di successo».Fin qui la sostanza dell'offerta e gli scenari. Ma l'intervista è l'occasione anche per qualche puntualizzazione sulla cornice e gli obiettivi che accompagnano l'offerta. Su Generali, considerata la quota del 13,5% di Mediobanca, Messina dice che «non è una priorità nell'offerta per Monte dei Paschi di Siena». E «se c'è la possibilità che l'utile netto di Generali possa aumentare attraverso un accordo con Unicredit, ne sarò assolutamente felice. Quindi non sono contro Unicredit». Il punto, «la priorità», per Messina è l'aumento dell'utile di Generali» e se c'è un accordo in questo senso ben venga: «Sono amico di Andrea Orcel. Quindi possiamo fare tutto con un approccio molto amichevole».Poi c'è il capitolo di un'operazione che guarda anche ai "pesi" nel mercato europeo. E dunque, forse non è un caso se in questo contesto Messina ha sottolineato che l'acquisizione «ci consentirà di creare un gruppo che è nella posizione di mantenere la leadership in Europa». E ancora: «È un punto di partenza», aggiunge, «anche per guardare al consolidamento in Europa in una posizione di totale forza rispetto ai competitori», ha continuato il ceo. Quanto al mercato italiano, la proposta è stata lanciata «dopo aver affrontato potenziali problemi Antitrust», grazie all'accordo con Unipol alla quale saranno ceduti degli asset, ed è capace di dare impulso alle «attività di gestione patrimoniale di Intesa Sanpaolo». La posta in gioco è alta: grazie a Mps e Mediobanca, decollerà una wealth bank, con un volume significativo di gestione patrimoniale da 2.000 miliardi, ricorda il ceo tra gli alti obiettivi solidi a portata di mano. Del resto la garanzia è nei numeri: «Intesa ha già dimostrato di poter creare valore dalle precedenti acquisizioni». Per Messina la benedizione è arrivata poi ieri anche dalla "Lex Column" dal Financial Times: l'offerta «riporta un po' di buon senso nel panorama delle fusioni e acquisizioni in Italia».










