AREZZO Quando leggiamo, ascoltiamo, vediamo, oggi, non tutti tra noi percepiscono di essere tra i corridoi di un “mega store”...AREZZOQuando leggiamo, ascoltiamo, vediamo, oggi, non tutti tra noi percepiscono di essere tra i corridoi di un “mega store” mediatico. Canali di comunicazione, social e fonti affollano la nostra attenzione, proprio come quando ci troviamo a camminare in un grandissimo centro commerciale, pieno di luci e suoni, dove si susseguono vetrine diverse. Ma questa abbondanza è un bene o un male? Difficile dirlo. Di certo, proprio come quando facciamo la spesa, limitarsi a scegliere solo in apparenza tra ciò che ci viene proposto, non è una buona idea. Diventa fondamentale sviluppare una nuova attenzione e la capacità di distinguere tra quella che dobbiamo imparare a chiamare informazione spazzatura rispetto all’informazione utile e di qualità. Dobbiamo imparare a chiederci di cosa è fatta l’informazione da cui nascono le nostre idee del mondo, e poi imparare a distinguere e allontanarci da contenuti scadenti. Non farci schiacciare alla forza della suggestione, su cui oggi molte informazioni sono costruite. Per non farci avvelenare da manipolazioni e fake news, che compromettono la nostra capacità di capire, continua a servici un allenamento costante che deve iniziare fin da piccoli. Educare i giovani a riconoscere le notizie false significa insegnare loro che prima di un centro commerciale pieno di merce informativa, ci sono delle aziende che producono questa merce, e prima ancora delle materie prime: da dove viene questa informazione? Chi ha scelto come prepararla? Di cosa è fatta? Purtroppo l’esistenza di così tanti canali di comunicazioni, ci ha portati da una parte a una disponibilità informativa mai vista prima ma dall’altra al proliferare di opportunità per un mercato globale ‘senza controlli igienici’, dove chiunque può improvvisarsi nel ruolo di costruttore di informazione. Verificare l’attendibilità della fonti, comprendere che ogni informazione esprime il punto di vista di chi lo commissiona o lo scrive, operando inevitabilmente una selezione, non è rimandabile.