L'artista è nel pieno di un tour mondiale che passerà attraverso quattro continenti

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C'è una commozione imprevista negli occhi di Eros Ramazzotti quando al suo concerto di San Siro capita una cosa mai accaduta prima. Tutto il pubblico, dicesi cinquantunmila persone, diventa una unica coreografia da curva a curva: "La nostra storia importante" è lo striscione che scende dal secondo anello. Boato. Applausi. Lacrime. La platea è diventata tricolore, il resto dello stadio è tra l'arancione e il nero.La carriera di Ramazzotti compie quarant'anni, mica poco, specialmente se si considera che oggi le carriere hanno aspettative molto, ma molto più brevi. Capita prima del brano che, naturalmente, è Una storia importante, uno degli evergreen del suo repertorio, oltre a essere il titolo di un tour mondiale che da febbraio colleziona soddisfazioni: "Finora ottocentomila biglietti venduti in tutto il mondo con l'obiettivo realistico di arrivare a un milione entro l'autunno del 2027" aveva detto prima dello show il promoter Ferdinando Salzano di F&P che ha gestito tutta l'organizzazione in quattro continenti.Comunque non se l'aspettava, Eros, di vedersi un omaggio a un artista capace di affastellare un numero importante di canzoni che quasi tutti conoscono a memoria, anche quelli che non lo sopportano, anche quelli che io per carità lui non mi piace. E difatti qui a San Siro ci sono quattro generazioni sotto al palco. "Vuol dire che hai fatto un lavoro totale, che ha unito tante persone e spero continui anche con il tempo", spiega lui che, dopo una trentina di concerti in giro per l'Europa, è rodatissimo e pure molto in forma alla faccia dei suoi 63 anni. "Dopo quasi 30 anni il ritorno a San Siro, è la mia seconda città quindi l'emozione è forte, sono arrivato qui con un peso al centro dello stomaco...".L'ultima volta era stato con Tina Turner come ospite (super)speciale. Stavolta ci sono Giorgia, che canta con lui Quanto amore sei, Max Pezzali (insieme interpretano il nuovo singolo Come nei film) ed Elisa in Buona stella, in pratica tre snodi decisivi di un concerto lungo oltre due ore che inizia con Taxi story e finisce con Più bella cosa (tra l'altro tutto lo show di San Siro è stato filmato e sarà trasmesso dalle tv di mezzo mondo, in Italia Mediaset favorita). L'obiettivo è, ovvio, quello di divertire il pubblico, ma non solo. Ramazzotti è uno dei pochi super artisti italiani che abbia sempre avuto posizioni (anche politiche) abbastanza chiare e ripetute ma mai enfatiche, mai strillate, mai amplificate da titoli di giornale. "Il messaggio che voglio trasmettere - spiega lui molto più timido di quanto uno si possa immaginare - è sempre lo stesso, di pace, perché soprattutto oggi di questo c'è bisogno. Ho sempre cantato canzoni, diciamo così, più leggere ma è sempre stato importante parlare di problemi come la guerra, l'infanzia maltrattata, questo è la base di tutto. C'è bisogno di giustizia, io penso che nel mondo molta gente voglia soprattutto questo".E oggi i "messaggeri di pace" del pop, quelli che non sono combattenti schierati ma semplici personaggi di buon senso, raccolgono più entusiasmi di quanto sia mai accaduto. C'è bisogno di empatia, dopotutto, e di segnali positivi ma non sofisticati. È il segreto del "popular" riveduto e corretto con le nuove regole del nostro tempo. Minimalismo emotivo. Socialità condivisa ma asettica. Solitudine digitale. Distillati di paura.