Bologna, 10 giugno 2026 – In tutto sono più di 900 siti. C’è l’intero complesso delle Sette Chiese in piazza Santo Stefano, ma anche una trentina di edifici storici disseminati in via Zamboni. Ci sono i più noti e affascinanti Palazzo Pepoli e Palazzo Romagnoli, ma anche tutte le case prospicienti. Ci sono Villa Torchi, il Policlinico Sant’Orsola, Palazzo Rossi, l’Arena del Sole, la Chiesa di San Martino di Bertalia, il liceo Augusto Righi, ma non solo. Una lista lunga, lunghissima di beni culturali e monumenti intoccabili sparsi per tutta Bologna, che rientrano nel perimetro di applicazione della cosiddetta legge contro gli ‘eco-vandali’, volta ad aumentare le pene per chi imbratta, deturpa o danneggia il patrimonio culturale. Nell’enorme elenco non figurano quindi solo i palazzi simbolo della città, quelli già sotto i riflettori, ma anche tantissimi altri immobili del centro (e non solo) tutelati da chi imbratta e per cui, in caso di identificazione dei colpevoli, sarebbero pronte a scattare le sanzioni. Borgonzoni assieme al Ministero affinché nella norma contro gli ‘eco-vandali’ vengano inseriti non solo i 12 tratti diventati patrimonio dell’Unesco, ma tutti i portici della città, per tutelare il sistema nel complesso