Una reggia per sognare. Proiettarsi in un futuro, immaginare schiere di turisti in un museo scientifico e archeologico, una rinascita di una fascia costiera vesuviana che non si capisce come ancora non sia decollata. Ieri l’inaugurazione della galleria sito borbonico, dopo un restauro da 640.000 euro. «La nostra ambizione è rendere tutto il piano nobile uno spazio museale con una fruizione mista turistica e universitaria» spiega il sindaco della città metropolitana Gaetano Manfredi «È l’indicazione dell’Unesco per rendere sostenibili i siti artistici che ha preso ad esempio proprio la reggia di Portici».

Si viene colti da un misto di rammarico, tristezza e incredulità, nel palazzo borbonico. Le regge hanno un’attrattiva innata per il fascino da favola di re e regine, corti, intrighi e lusso. Non a caso la reggia di Caserta è assaltata dai turisti. Quella di Portici, è vero, è più piccola. Però, oltre al pregio architettonico, ha uno sconvolgente panorama che spazia dalla penisola sorrentina, a Capri, Procida, Ischia. Ed è nel cuore di un polo che si estende dalla Favorita a Campolieto, dagli scavi di Ercolano alla schiera delle ville settecentesche, con il Vesuvio in alto, un parco esteso e l’accesso al mare a pochi metri. Potrebbe diventare un motore per far ricadere l’esplosione di attrattività napoletana su un territorio adiacente già perfettamente collegato, un sito che dovrebbe essere al centro di interventi nazionali.Invece. Invece si interviene a livello locale, tra città metropolitana, università Federico II e soprintendenza. La reggia mostra i segni dell’oltraggio del tempo e dell’incuria degli uomini, sullo scalone monumentali vetuste linee elettriche sono poggiate sugli affreschi, le sale già museo sono dimesse e un po’ squallide, nella terrazza che guarda al mare sono parcheggiate le auto, intorno prevale il caos degli agglomerati vesuviani più che una rete di ospitalità turistica. E si staccano soli 12.000 biglietti di ingresso l’anno. Ieri un primo passo nella direzione del cambiamento con il completamento del restauro della galleria del piano nobile. Un intervento per restituire monumentalità ad un’area fino a pochi anni fa occupata da uffici e bagni, schedari e computer. Per ritrovare gli affreschi originari (almeno il poco che è rimasto) si è dovuto scavare quattro strati di intonaci, l’antica volta era nascosta da una controsoffittatura, le ante delle finestra si sono incredibilmente salvate, per cui, sempre sotto strati di spazzatura, sono tornati a risplendere gli infissi settecenteschi. Un tempo nel salone trovavano posto le statue scoperte negli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Oggi il salone è solo il primo passo di un restauro complessivo. «Il prossimo step è recuperare lo scalone monumentale» spiega la soprintendente Paola Ricciardi. «La presenza degli studenti è una ricchezza, perché serve ad educare alla bellezza». Negli ultimi decenni (decenni!) si è recuperata la peschiera, la torre dell’orologio, la facciata lato mare, il museo ercolanense. «Vogliamo restaurare tutto il piano nobile della reggia» continua Manfredi «in raccordo con l’università per aver una fruizione museale e garantire compatibilità fra le attività didattiche e di ricerca e le attività museali. L’idea è combinare bellezza e contemporaneità. La manutenzione di questo sito costa più di 10 milioni l’anno, mantenendo più funzioni la rendiamo più sostenibile. Fra l’altro con una facoltà che, non avendo un numero enorme di iscritti, garantisce un uso non intensivo degli spazi». Un dato positivo è la collaborazione istituzionale, per cui università, città metropolitana, soprintendenza, Comune, lavorano insieme. Accanto al salone del piano nobile, ieri sono state inaugurate due sale del Musa, il museo delle scienze agrarie. Spazi che incuriosiscono, con le collezioni storiche della facoltà, sia vegetali che animali, combinate con nuove installazioni multimediali, al limite del videogioco, che invogliano ad approfondire sia i temi degli ecosistemi ambientali che delle specie animali.