Quando i bergamaschi si presero la Lega in Calabria scoppiò un finimondo. Su indicazione di Matteo Salvini, allora vicepremier del governo gialloverde, Cristian Invernizzi fu nominato segretario regionale e Walter Rauti, anch’egli lombardo ma con origini calabre, vice responsabile nazionale agli Enti locali. Era il 2019. Ma da quel momento in poi la Lega subì un vero tracollo: i consensi si dimezzarono e, tra petizioni e defezioni, Salvini fu costretto a rimediare al danno che lui stesso aveva prodotto. Via Invernizzi e i lombardi e più spazio ai calabresi.
Tra costoro il leader scelse come commissario, Giacomo Saccomanno. Già sindaco di Rosarno dal 2003 al 2005, avvocato dal pedigree forense di tutto rispetto. Non proprio un leghista di destra alla Mimmo Furgiuele (da poco passato a Fn di Vannacci). Anzi. Ha assistito la baronessa Teresa Cordopatri, nel processo per l’omicidio del fratello, conclusosi con la condanna dei vertici del clan Mammoliti. Fu membro dell’Osservatorio nazionale per la legalità di Legambiente con particolare riferimento al traffico dei rifiuti tossici-nucleari.
E nel 2018 ricevette persino il Premio “Valarioti-Impastato” alla legalità. Malgrado il background, da “leghista di sinistra”, divenne uno dei fedelissimi di Salvini. Che da ministro delle Infrastrutture lo indicò quale consulente dell’Autorità portuale di Gioia Tauro. Con Saccomanno la Lega fece un exploit: cinque consiglieri regionali e rappresentanti in varie istituzioni, tra cui un assessore regionale, il Commissario Aterp Calabria e il Commissario Sorical. Alle politiche la Lega prese il 6% e 3 parlamentari. Alle recenti comunali di Reggio, ha incassato un 7%.















